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giovedì, 28 luglio 2005
Quando un integralista si ravvede

Emblema della MalaysiaIn questi giorni, leggendo un libro di Gilles Kepel (Jihad. Ascesa e declino, Carocci, 2001) mi sono imbattuto nella storia del radicalismo islamico malese e vi ho trovato un'interessante testimonianza che proprio in questi tempi di grande diffusione del terrorismo, può contribuire alla riflessione sul tema.
La Malaysia, indipendente dal 1957, ha sempre perseguito una politica di islamizzazione dall'alto, utilizzando l'Islam come argomento di legittimazione al regime che via via, specialmente sotto il governo di Mahathir Mohammed, ha assunto i caratteri di uno stato totalitario.
In questo contesto, alcuni gruppi radicalisti islamici, dapprima favorevoli al regime, hanno cominciato a dissociarsi (anche se non totalmente) dal regime stesso.
E proprio in questo contesto che il regime malese decide di imprigionare e far torturare numerosi dissidenti islamici. Tra questi vi è il Pakistano M. A. Anees, amico di Ibrahim Anwar, esponente di spicco dell'Abim (Lega della gioventù musulmana malese). Anees è stato fino ad allora (1999) un grande accusatore dell'"empio" occidente, con tutte le classiche argomentazioni che purtroppo tutti conosciamo. Insomma, un vero integralista.
Ebbene, dopo l'esperienza nelle galere di Mahatir Mohammed e una profonda riflessione, Anees ha aperto gli occhi, dichiarando le seguenti parole dalle colonne del Los Angeles Times:

" In tutta la mia vita da adulto, come tante altre persone nel mondo musulmano, ho sospettato che c'erano dappertutto complotti dell'occidente, il cui unico scopo era quello di tenerci con la testa sotto l'acqua. Eppure, alla fine di questa illuminante esperienza (quella del carcere, n.d.a.) posso dirmi salvo grazie all'intervento dei miei amici occidentali, mentre Mahatir, un musulmano, ha fatto di tutto per distruggermi [...]. Ha dimostrato che, nonostante si proclami musulmano, il suo cuore è cieco ad ogni compassione. L'epilogo è la tirannia e la constatazione del fallimento del suo concetto di "valori asiatici". La mia tragedia, e quella di Anwar, dovrebbero far riflettere  i correligionari musulmani, quando valutano l'occidente e il suo ruolo nel mondo. Nel momento in cui ci prepariamo a costruire il nostro destino collettivo nel ventunesimo secolo, quali valori saranno più utili, quelli di Mahatir o quelli di Jefferson? " 

Insomma, Anees ha operato una profonda riflessione, arrivando ad ammettere che il ruolo dell'occidente è fondamentale, anche per chi, come lui, è musulmano.
Sono gli esempi e le testimonianze come queste che dovrebbero avere un maggior risalto nell'opinione pubblica e nei mass-media, che spesso ignorano volutamente tali notizie.
E allora coraggio, difendiamo a denti stretti nostri valori occidentali e non permettiamo che i folli ideali del terrorismo li possano distruggere. Con il conforto che vi possono essere casi come quelli di Anees, che testimoniano che non è mai troppo tardi per ravvedersi.

Snake

Postato da: facethetruth a 12:29 | link | commenti

mercoledì, 27 luglio 2005
Le moschee deserte

La moschea di RomaDal Corriere On-line del 27/7/2005:
"Chi rappresenta i musulmani nel nostro Paese? Esiste un «Islam moderato»? E' la domanda che assilla e divide gli italiani. Politici e gente comune. Rilanciata tra non poche polemiche dall'annuncio del ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, fatto su Repubblica , della prossima formazione di una Consulta dei musulmani d'Italia. Il dubbio, obiettivamente, è più che fondato. Perché nell'Islam il rapporto tra il fedele e Dio è diretto.
Non c'è il sacerdote che funge da intermediario, né un clero che amministra il culto né tantomeno un papa che incarna il dogma della fede. E guardandoci attorno vediamo una rete di moschee cresciute tra l'arbitrio giuridico e l'indifferenza delle istituzioni, affidate a imam stranieri autoeletti, in gran parte espressione di gruppi integralisti ed estremisti islamici dichiarati fuorilegge negli stessi Paesi musulmani.
E noi italiani che cosa facciamo? Ci siamo limitati a prendere atto dello status quo , abbiamo promosso gli imam-despoti a interlocutori istituzionali e a star televisive, ci affanniamo a rincorrere un dialogo di facciata dove non ci si confronta sui diritti fondamentali della persona a partire dalla sacralità della vita di tutti, perseguiamo una politica degli abbracci a beneficio delle telecamere, immaginando che in questo modo allontaniamo lo spettro dello scontro di civiltà. Insomma, è la retorica credulona del volemose bene , della carità cristiana, del siamo tutti figli dello stesso Dio. Ma è anche l'ideologismo cinico e masochista delle frontiere aperte a tutti, della solidarietà ai fratelli islamici in fuga dai tiranni arabi filo-americani.
Più in generale, è l'ottusità politica che, insistendo sul fatto che uno Stato laico non deve interferire negli affari religiosi, finisce per consegnare fette dello Stato e della società al controllo diretto o indiretto di movimenti e di Stati integralisti stranieri. Un controllo che non è soltanto religioso ma anche politico e finanziario.
L'Ucoii (Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia), che afferma di controllare la gran parte delle moschee, è essenzialmente, quale emanazione dei Fratelli Musulmani, una forza politica che strumentalizza la religione per affermare il proprio potere. Con l'obiettivo di ergersi a unico rappresentante dei musulmani per la stipula di un'Intesa con lo Stato, che le consentirebbe di accedere al finanziamento pubblico dell'8 per mille.
Anche se i suoi membri non sono in alcun modo rappresentativi, si sono auto-insigniti e governano in modo dittatoriale. Patrocinano un'ideologia anti-occidentale, anti-americana, anti-ebraica. Esaltano i terroristi suicidi islamici che massacrano gli israeliani. Così come legittimano gli attentati contro gli americani in Iraq, fino a spingersi a giustificare la strage degli italiani a Nassiriya.
L'iniziativa della Consulta dei musulmani d'Italia potrebbe rappresentare l'avvio di un approccio più serio e costruttivo con l'insieme dei musulmani. Una Consulta che sia per metà rappresentata da donne, come Souad Sbai, presidente della Confederazione della comunità marocchina in Italia, Gulshan Jivraj Antivalle, presidente della Comunità ismailita italiana, Irta Lama, titolare dell’azienda informatica Its Associates. Da giovani umanamente onesti e intellettualmente coraggiosi come Khalid Chaouki, direttore del sito www.musulmaniditalia.com , Yassine Belkassem, membro della Consulta comunale di Poggibonsi (Siena), Ali Baba Faye, coordinatore nazionale Forum «Fratelli d'Italia» dei Ds. Da religiosi riformatori come Yahya Sergio Pallavicini, vice-presidente del Coreis (Comunità religiosa islamica d'Italia), Gabriele Mandel Khan, Gran maestro per l'Italia della Confraternita turca Jerrahi-Halveti, Feras Jabareen, imam del Centro culturale islamico di Colle Val d'Elsa (Siena).
Sono solo alcuni nomi che potrebbero offrire l'immagine di un islam compatibile con le nostre leggi e i valori fondanti della nostra società.
Dobbiamo partire dalla constatazione che solo il 5 per cento dei musulmani in Italia frequenta abitualmente le moschee. Dobbiamo prendere atto che lo Stato, piaccia o meno, non può rimanere indifferente alla continua erosione di fette di legalità da parte degli integralisti e estremisti islamici.
La Consulta dovrebbe riflettere sia la realtà che sul terreno vede la prevalenza di una società civile musulmana laica, sia promuovere l'orientamento dello Stato all'integrazione piena dei musulmani."
 
Magdi Allam

Postato da: facethetruth a 08:03 | link | commenti (1)

Guerra Santa, Europa inerte.

Simboli dell'Islam e del CristianesimoDal Corriere On-line del 27/7/2005
"Non deve passare sotto silenzio — ma da noi solo il Riformista gli ha dato spazio — il sondaggio eseguito da Sky News in Inghilterra. Ecco il risultato: a dispetto del loro passaporto solo il 12% dei due milioni di cittadini britannici di religione musulmana si sente realmente britannico: in tutti gli altri, pur con diverse sfumature, prevale il sentimento di appartenenza alla «Umma», la comunità transnazionale dei fedeli. Ancora: ben il 21% dei musulmani inglesi afferma di non voler cooperare alla caccia ai terroristi. Del resto, che le cose stiano così non meraviglia, visto che lo stesso presidente della Muslim Association of Britain, Azzam Tamini, ha dichiarato poco tempo fa di «sostenere incondizionatamente gli attentati kamikaze sul territorio di Israele» e di «essere pronto a sacrificarsi per compiacere Allah».

Notizie come questa gettano una spessa ombra di dubbio sull'intera strategia che molti pensano si dovrebbe adottare contro il terrorismo a sfondo islamico: cioè l'adozione di politiche generose d'integrazione e cittadinanza nei confronti degli immigrati islamici in vista della creazione di un solido Islam moderato con cui collaborare. Disgraziatamente le cose non sembrano così facili. Come mostra il caso inglese, infatti, sono proprio i giovani cresciuti nell'integrazione e intrisi di cultura europea, sono proprio loro quelli che si mostrano più permeabili al messaggio terrorista. Anche la tipologia degli attentatori delle Torri Gemelle sembra confermare questa regola; e non è forse nativo di Amsterdam il musulmano che ha assassinato Theo Van Gogh? Trasformare gli immigrati in cittadini è un obiettivo sacrosanto, insomma, ma credere che ciò serva ad allontanare la minaccia terroristica è profondamente ingenuo.

Eppure si può essere certi che questa ingenuità e altre simili (come quella che il terrorismo non si combatte con mezzi solo militari: certo! Neppure le guerre, figuriamoci il terrorismo) continueranno a essere ripetute mille volte in tutti i discorsi che ascolteremo da qui a chissà quando.

Continueremo ad aggrapparci a quelle frasi che non vogliono dire nulla perché in realtà non sappiamo cosa dire; perché alle culture politiche europee, alle nostre culture, è ormai estranea l'idea che possano esistere conflitti non totalmente dominabili e risolvibili dalla politica e dalle sue tradizionali risorse, prima fra tutte da quella rappresentata dall'elargizione più o meno ampia di vantaggi e benefici.

Crediamo che sempre tutto si aggiusti dando, concedendo, distribuendo. Non riusciamo più a pensare il conflitto se non nei termini del conflitto sociale tradizionale che, pur essendo durissimo, comunque non mira a rompere il contesto delle regole e dei valori come invece fanno le guerre e le rivoluzioni. Ma evidentemente guerre e rivoluzioni non riusciamo più a pensarle, a sapere che cosa siano. L'esito della Seconda guerra mondiale perfezionato dalla fine del comunismo ha fatto uscire l'Europa dalla scena del mondo, dal luogo dove non si usa fare gli scioperi, i dibattiti, le elezioni, ma dove invece si accampano le disperazioni e i deliri delle moltitudini, i disegni degli imperi, le speranze immense delle fedi. Dove si preparano i grandi rivolgimenti di fronte ai quali tutto lascia credere che preferiremo continuare a lungo a chiudere gli occhi."
_____________________
Ernesto Galli Della Loggia

Postato da: facethetruth a 07:47 | link | commenti

domenica, 24 luglio 2005
Egitto: breve analisi di un'orribile strage

La strage di Sharm-El-Sheik che si è compiuta nella notte tra venerdì e sabato scorso ha suscitato giustamente un'ondata di grande emozione e commozione. Oltre 90 morti (tra i quali un Italiano) e 200 feriti. L'ondata di violenza che sta colpendo la nostra epoca non accenna dunque a placarsi.
Tuttavia è opportuno riflettere sulle possibili cause di questa ennesima strage, che a mio parere sono molteplici e hanno come comune denominatore la situazione politico-istituzionale egiziana.
In primo luogo, deve essere presa in considerazione la politica del presidente Mubarak. Sicuramente la coraggiosa e importante pace con Israele è stato uno dei fattori scatenanti. I gruppi terroristici sono notoriamente avversi a qualunque alleanza con lo stato di Israele e la storia ce lo insegna.
In secondo luogo, l'Egitto e in specie, i vari presidenti che si sono succeduti da Nasser a Mubarak, passando per Sadat, hanno sempre portato avanti un progetto di costruzione del nazionalismo egiziano: tutto questo corpus di idee ha sempre incontrato l'ostilità dei radicalisti islamici, sin dai tempi di Saiyyd Qutb dei Fratelli Musulmani (tuttora attivi). I vari presidenti egiziani hanno, nel corso della storia, cercato di laicizzare la società e di costruire una solida identità nazionale (con tutti i loro limiti ed errori) non basata sull'Islam. Ecco quindi che oggi tale retaggio di "scontro frontale" tra stato e movimenti terroristici si fa pesantemente e prepotentemente risentire.
Infine - e questo è forse il motivo principale - l'Egitto, agli occhi degli attentatori, si è reso colpevole di essere asservito alle potenze occidentali, concedendo la possibilità a chi volesse di costruire insediamenti turistici nelle località di maggior bellezza naturalistica, con notevoli introiti economici.
Inoltre colpendo gli insediamenti turistici, i terroristi lanciano ovviamente anche l'ennesima sfida e minaccia per gli stati occidentali, colpevoli tra l'altro (sempre secondo loro) di aver "occupato" l'Iraq.
Tutto questo discorso ci porta a capire che siamo di fronte a un nemico molto pericoloso, che non minaccia solamente l'occidente, ma anche il popolo islamico moderato, è un nemico che va contro tutto ciò che non sia conforme al loro modo di vedere la realtà. Siamo tutti in pericolo e non basterà certo qualche bandiera arcobaleno o qualche slogan pacifista a sconfiggerli.

Snake

Postato da: facethetruth a 10:22 | link | commenti (2)

Il Falco e Sua Maestà

Paolo SavoldelliUn Italiano e un Americano. Un Bergamasco e un Texano. Due grandi campioni, nella vita e nello sport. Avrete già intuito che stiamo parlando del "Falco" Paolo Savoldelli e di Sua Maestà Lance Armstrong. Il primo vincitore dell'ultimo Giro d'Italia, il secondo pluricampione indiscusso del Tour de France.
Oltre ad essere entrambi grandi campioni, i due sono anche politicamente attivi.
Paolo Savoldelli infatti è un grande ammiratore di Silvio Berlusconi. Eh già. Sì, perché proprio lui è stato candidato tra le fila di Forza Italia per la regione Lombardia, arrivando primo tra i non eletti.
Ma la sorpresa più grande è stata, per il Falco, l'incontro con il Cavaliere. Il giorno dopo la fine del Giro, infatti, Paolo e la sua famiglia sono stati invitati ad Arcore dallo stesso Presidente Berlusconi. Savoldelli ha pensato inizialmente che si trattasse di uno scherzo, ma alla fine ha realizzato che era indiscutibilmente il Presidente.
Un incontro cordiale quello tra il Presidente e il Falco, accomunati entrambi dalla passione per l'edilizia: Paolo infatti è anche un bravo muratore. I due hanno parlato di un po' di tutto: dalla politica all'economia, dallo sport alla vita quotidiana. Savoldelli ha anche regalato la sua maglia rosa autografata al Presidente, che ha ricambiato il gesto regalandogli la maglia originale di Kakà.
Paolo è rimasto molto contento e stupito per quell'inaspettato incontro. Non pensava certo che il Presidente fosse così alla mano e informale o avesse il tempo per questo genere di cose. «È stata una bellissima esperienza - ha poi detto il Falco - Sa parlare di qualunque cosa, anche di ciclismo. Certo, mi è parso di capire che nel suo cuore sia rimasto più Bartali che Coppi, ma sa perfettamente di quello che ho fatto io o quello che hanno fatto Cunego, Basso, Cipollini, Petacchi, Pantani, Bugno o Chiappucci: insomma, conosce la materia. Cosa mi ha colpito? La sua grande cordialità. Mi ha fatto i complimenti per la vittoria al Giro, e si è soprattutto complimentato per il coraggio che ho dimostrato non solo sul Colle delle Finestre - quando mi sono difeso con i denti - ma nel dire come la penso. Mi ha detto: "Lei è uno sportivo, ha tutto l'interesse a piacere a tutti, è da persone coraggiose dire come la si pensa". A quelle parole, mi sono emozionato.».
Proprio così, Paolo ha dimostrato che è importante avere coraggio non solo nello sport, ma anche nell'esprimere le proprie idee.
Lance ArmstrongE che dire di Sua Maestà Lance Armstrong? Non tutti sanno che è un grande amico del Presidente degli Stati Uniti D'America George W. Bush. Entrambi Texani, condividono una grande amicizia da tanti anni. Il Presidente Bush ha avuto modo di invitare Lance anche alla Casa Bianca, proprio per dimostrare pubblicamente l'ammirazione per questo indiscusso fuoriclasse, che quest'anno si accinge a vincere il suo settimo Tour de France. Il Presidente ha più volte ribadito il grande coraggio di Lance Armstrong dimostrato nell'affrontare e sconfiggere il cancro che diversi anni fa lo stava divorando. Passo dopo passo, con grandissima tenacia e determinazione ha avuto la meglio su questa terribile malattia, per la quale ha aperto un fondazione. E con la stessa determinazione con la quale ha sconfitto la malattia, è riuscito a schiacciare - sempre con grande lealtà - tutti i suoi avversari al Tour, compiendo davvero delle grandi imprese.
E' curioso notare come la moglie di Armstrong tenga per il partito Democratico, nonostante suo marito sia amico di Bush!
Lance Armstrong e Paolo Savoldelli sono pure compagni di squadra: e in effetti è proprio bello che due fuoriclasse del genere si siano trovati nello stesso team.
Due esempi di eccellenza nello sport e nella vita.

Snake

Postato da: facethetruth a 08:41 | link | commenti

sabato, 23 luglio 2005
Riforma della giustizia: tra successi e fallimenti di un iter travagliato.

Da qualche tempo, come ormai tutti sanno, è stata approvata la riforma della giustizia italiana. Una riforma certamente necessaria, vista la palese politicizzazione della magistratura e vista soprattutto l'inefficienza del sistema giudiziario. Una riforma che però, a mio parere, poteva essere ben più incisiva. Certamente, è stato un grosso passo avanti, ma forse si poteva fare di più.
In primo luogo, la separazione delle carriere sarebbe dovuta essere più netta, mentre allo stato attuale della riforma, è possibile ancora effettuare il passaggio dal settore inquirente a quello giudicante entro 5 anni, lasciando quindi una certa libertà. In secondo luogo, non si è realizzata quella necessaria parità tra pubblica accusa e difesa: di fatto la difesa rimane comunque più debole rispetto al pubblico ministero.
Inoltre, sarebbe stato molto utile e interessante sperimentare l'abolizione del secondo grado di giudizio penale nel caso l'imputato, in primo grado risulti innocente (con le dovute cautele), come propose a suo tempo il Presidente del Consiglio Berlusconi.
Giustissimo mi pare invece il sistema dei concorsi atto a velocizzare la carriera dei magistrati: senza dubbio un fattore decisamente meritocratico, in parte sganciato dal farraginoso meccanismo della carriera per anzianità.
Inoltre è positivo che l'azione disciplinare diventi obbligatoria da parte del Procuratore generale presso la Cassazione nei confronti di quei magistrati che si iscrivano a partiti e movimenti politici: un punto, quest'ultimo molto scottante, che però prefirisco non trattare.
Poco incisiva, infine, l'istituzione di una scuola per la magistratura, che a mio parere, non rappresenta una grande novità.
In conclusione, si poteva fare meglio. E' buffo, anzi, direi preoccupante, che i magistrati abbiano alzato tanto polverone per una riforma tutto sommato clemente nei confronti della loro conclamata politicizzazione (sappiamo bene da che parte). Segnale, questo preoccupante, soprattutto se si trasforma in scontro diretto con gli altri corpi costituzionali dello stato.
Ci auguriamo che questa riforma sia il primo tassello di una serie di modifiche ben più importanti e decisive per il futuro non certo roseo (ma rosso senz'altro..) della giustizia italiana.

Snake

Postato da: facethetruth a 09:49 | link | commenti (1)

Face the Truth: si parte!

Eccoci, un altro blog, l'ennesimo blog nell'immenso web. Face the truth. Affronta la realtà. Un titolo apparentemente altisonante, ma assolutamente alla portata di tutti e senza pretese di eccellenza.
Un vero diario virtuale, che innanzittutto vuole essere lo specchio, forse un po' sbiadito degli avvenimenti che accadono sotto i nostri occhi, ma anche un angolo personale in cui poter trattare argomenti diversi dall'attualità e dalla politica.
Io per voi sarò Snake.
Già, Snake. Serpente. Un rettile che non ispira certo fiducia e buoni sentimenti, però, se visto senza pregiudizi (come tale dovrebbe essere considerato questo blog), possiede numerose e interessanti peculiarità. Quali? Il serpente si insinua con grande facilità nei meandri nascosti e inaccessibili della natura. Io, allo stesso modo, nel mio piccolo, cercherò di incunearmi tra le asperità del difficile e dissestato terreno dell'attualità, che invero sono numerose e per nulla facili da affrontare. E cercherò ovviamente di proporre il tutto a seconda del mio punto di vista, sia che si tratti di politica che di temi più legati allo svago.
Un blog, insomma, aperto al presente, non eccessivamente politicamente impegnato e un po' intimista.
Un blog che farà certamente tesoro delle opinioni altrui, siano esse di biasimo o di apprezzamento. Tuttavia mi preme chiarire alcune regole che saranno alla base del presente blog.
In primo luogo si raccomanda un comportamento leale e gentile, il che significa non utilizzare un linguaggio scurrile o con intenti denigratori. In secondo luogo, la possibilità di commentare gli articoli è riservata agli utenti registrati. Io mi atterrò a un'ulteriore regola: non risponderò ai commenti dei lettori, lascerò che ognuno possa dire la sua, fermo restando le suddette regole, che dovrebbero comunque essere, a mio modesto parere, osservate anche negli altri blog.
Infine, sento il dovere di ringraziare il mio amico Shark, validissimo blogger del
Sorvegliato Speciale e soprattutto profondo conoscitore delle tematiche internazionali, senza il cui sprone Face the Truth non avrebbe forse mai visto la luce.
Buona navigazione a tutti!

Snake

Postato da: facethetruth a 09:14 | link | commenti (1)