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fatti non foste a viver come bruti,
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Cari lettori di Face the Truth, da oggi ci sarà un importante cambiamento: infatti chiunque sarà libero di commentare gli articoli. Dopo circa un mese di "rodaggio" ho deciso di rendere questo blog totalmente liberale. Questo non significa che siano venute meno le buone maniere e la cordialità: ognuno è libero di scrivere ciò che vuole, purché in maniera non offensiva o volgare.
Le opinioni - tutte le opinioni - possono essere sempre espresse con tono pacato e non scurrile. Questa è la scommessa di Face the Truth: dire tutto ciò che si vuole in maniera garbata e costruttiva. Infatti va da sé che la garbatezza aiuti a creare un dibattito serio e produttivo.
Dunque idee libere e aperte al dialogo.
Tutto ciò non significa che non vi sia alcun controllo: infatti qualora vi fossero taluni facinorosi prodighi di insulti, non esiterò a censurare il commento: infatti, in virtù del fatto che, a nostro modesto parere, sia possibile esprimere il proprio pensiero - qualunque pensiero - senza necessariamente essere scurrili, non verranno tollerati atteggiamenti provocatori o volgari.
D'altronde avete visto voi stessi come un bellissimo forum quale Thank You Oriana abbia chiuso i battenti proprio per tale motivo!
Infine desidero comunicarvi che entro qualche settimana ci sararanno altre novità per Face the Truth! Continuate a leggerci quindi e soprattutto a commentare!
Snake
Purtroppo il forum "Thank you Oriana" (pubblicizzato da Face the Truth), dedicato a Oriana Fallaci, ha chiuso i battenti definitivamente. Ecco l'annuncio dello Staff:
"Negli ultimi tempi, sul forum, sono stati postati messaggi offensivi e di contenuto razzista. L'owner e i moderatori ne prendono le distanze poiche', il loro contenuto, e' lontano sia dallo spirito del forum che dai principi morali dei gestori. La vastita' dei messaggi postati rende difficile, da parte nostra, un controllo capillare ed una conseguente tempestiva rimozione dei messaggi a carattere offensivo. Ci vediamo pertanto costretti a chiudere definitivamente il forum.
Ringraziamo tutti coloro (la maggioranza degli utenti) che in questi mesi hanno espresso civilmente la loro opinione.
La Redazione di THANKyouORIANA.it"
E' triste prendere atto di episodi del genere. Ancora una volta l'inciviltà di alcune persone è riuscita a sopraffare i modi garbati e civili della maggioranza. L'onestà e la correttezza, unite alla gentilezza e alla cordialità sono assi portanti di Face the Truth, per cui posso capire benissimo il punto di vista dello staff di "Thank you Oriana". Esprimo quindi tutta la mia solidarietà ai moderatori del forum, con il rimpianto di aver perduto un luogo di ritrovo virtuale valido e intellettualmente stimolante.
Snake
Sembra proprio che la pausa estiva non abbia giovato ai leaders dell'Udc e che non abbia smorzato i toni pesanti in Forza Italia. Continua infatti il "botta e risposta" tra le due formazioni partitiche. Da un lato il Premier Berlusconi che insiste sulla necessità di una sua ricandidatura alle prossime politiche e dall'altro i centristi dell'Udc decisi a tentare una cordata verso la leadership.
Leggiamo un breve estratto del Corriere della Sera del 30/08/2005:
«Il tema della premiership non è né un tabù né un sacrificio, ma è un tema che esiste». Così il segretario dell'Udc Marco Follini arrivando alla Festa dell'Udeur, ribadisce qual è la posizione dei centristi della Cdl in merito alla guida non solo della coalizione ma anche del futuro governo in caso di nuova vittoria. Un altro affondo contro Berlusconi che ieri, in visita da Putin, aveva confermato che sarà lui il candidato della Cdl alle prossime politiche del 2006, perché «non c'è chi lo può sostituire». Visione che Follini non condivide tant'è secondo il segretario centrista c'è «un ampio campo di alternative a Berlusconi». Di nomi però non ne fa, anche se ci aveva pensato un altro centrista, Bruno Tabacci, a tracciare l'identikit dei possibili sostituti del premier. Quattro le opzioni fatte da Tabacci: il presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini; il ministro dell'Interno, Beppe Pisanu; il vicepremier Gianfranco Fini; e il presidente della giunta regionale lombarda Roberto Formigoni.
Dalla kermesse udeurrina Follini smentisce seccamente l'eventualità che l'Udc possa correre da sola alle prossime politiche se non ci sarà il cambiamento auspicato nel centrodestra. «Io sto saldamente ancorato» alla tesi «principale e non la indebolisco ragionando sulle eventualità».
Spicca, tra tutte, la paradossale posizione di Marco Follini: nonostante le sue continue rivendicazioni, si dice sempre saldamente ancorato alla Casa delle Libertà. E' tempo, a nostro parere, che i leaders dell'Udc si rendano conto della posizione difficile nella quale si sono impantanati: non possono dare un "colpo al cerchio e uno alla botte".
Silvio Berlusconi è stato, bisogna ammetterlo, molto paziente, ma la pazienza di Berlusconi, come abbiamo potuto notare in questi giorni, non basta da sola a tenere a freno le legittime proteste degli altri membri della Cdl, prime fra tutte quelle del coordinatore di FI Sandro Bondi. E' proprio Bondi che difende a spada tratta la leadership berlusconiana, ma vieppiù pone un'argine alle velleità dei centristi.
Insomma, ancora una volta riemerge una situazione torbida, che non piace di sicuro agli elettori. Follini, forte del buon andamento del suo partito alle ultime amministrative, si arroga il diritto di rimescolare le carte in tavola.
E' chiaramente giusto e democratico che vi siano alternative a Berlusconi, ma la questione non va posta in termini di ricatto come hanno fatto i centristi: perché invece non hanno invitato il premier a un dibattito serio per riflettere sul problema?
Face the Truth, nei precedenti articoli ha già affrontato tale problema, ma evidentemente è ancora presto per mettere la parola fine, anzi, pare proprio che si sia agli inizi.
Una eventuale defezione dell'Udc dalla Cdl, non giova a nessuno: né all'Udc stessa e né alla Cdl.
Tuttavia sarebbe stata più opportuna da parte dell'Udc un po' più di umiltà. In primo luogo perché hanno già rifiutato qualsiasi possibilità di fondare un partito unico della Cdl. In secondo luogo perché in 5 anni di governo le loro istanze politiche sono state ampiamente prese in considerazione. In terzo luogo perché sono stati proprio loro ad insistere sulla necessità di un Berlusconi-bis dopo la sconfitta della Cdl alle regionali.
Per cui le attuali rivendicazioni dell'Udc non hanno più la parvenza di legittime richieste politico-programmatiche, ma hanno sempre più l'amaro sapore del ricatto.
Snake
Romano Prodi ci ha ormai abituati ai colpi di scena. Come quello che lo vede come un grande sostenitore delle primarie per la leadership dell'Unione. Una breve notizia Ansa battuta proprio oggi ci aiuta ad introdurre la questione:
'Le primarie diventano lo strumento piu' forte per dare legittimazione al leader della coalizione', afferma Prodi. 'Per questo le ho fortemente richieste ai partiti dell' Unione che hanno accettato di introdurre nella politica italiana questo importante elemento di innovazione' sottolinea il leader dell' Unione che si dice "prontissimo" ad affrontare questa scadenza e aggiunge:'L'ho gia' detto e lo ripeto: piu' candidati ci sono e meglio e'.
Cerchiamo di capire.
Ma è proprio quel Romano Prodi che vituperava qualsiasi messa in discussione della sua leadership affermando di essere lui l'unico e indiscusso leader dell'Unione?
Ma è proprio quel Romano Prodi incalzato da Fausto Bertinotti e Alfonso Pecoraro Scanio per la sua riluttanza ad accettare altri candidati alle primarie?
Interrogativi quanto mai controversi.
Inizialmente fu Fausto Bertinotti a tessere le lodi del sistema delle primarie, dopo la grande vittoria del candidato di Rifondazione Comunista, Nicki Vendola per la leadership di sinistra nelle elezioni regionali pugliesi. Per inciso, tale elogio delle primarie proviene stranamente da un comunista antiamericano, cosa insolita, visto che è proprio negli Usa che il metodo delle primarie si svolge con successo da tanti anni.
Ma torniamo a noi.
Mentre Bertinotti elogiava il sistema delle primarie (elogio che comunque condivido, spiegherò poi il perché), il Professore sentiva di essere minacciato e adduceva gli argomenti più disparati per sminuire quelli che potevano essere dei temibili concorrenti.
Strane parole quelle del Professore. Evidentemente, pur avendo cambiato idea, ha una visione miope del futuro o sopravvaluta le sue chances di vittoria.
In primo luogo perché non è assolutamente vera la relazione "vincitore delle primarie>leader indiscusso che ha carta bianca nel dettare l'agenda politica".
In secondo luogo, le primarie, sancendo un eventuale buon risultato di partiti come RC o Verdi (cosa altamente probabile), incrinerebbero l'asse politico dell'Unione vistosamente a sinistra, in un periodo in cui partiti come Margherita e Udeur difendono coraggiosamente le loro vocazioni centriste.
In terzo luogo, sempre in virtù di un'eventuale successo dell'estrema sinistra, la libertà di Prodi di definire a suo piacimento l'agenda politica, non sarà certamente libera da vincoli, ma, anzi, incline a cadere vittima di eventuali "ricatti", per non parlare dell'ipotesi, invero remota, ma non improbabile, di eventuali disimpegni o "inciuci" da parte dei centristi.
Quindi, Prodi deve aver fatto male i conti, in termini quanto meno di coerenza politica.
Detto questo, vorrei spendere due parole riguardo al tema delle primarie tout court. Come sottolineavo poc'anzi, le primarie sono sempre un bene, per entrambi gli schieramenti politici. Sarebbe positivo che anche il centro destra riflettesse su questo tema, nonostante sia forse prematuro utilizzarle per le prossime elezioni politiche, vista la situazione attuale.
Tornando "a bomba" sulla "fluidità" (per usare un eufemismo) delle idee di Romano Prodi, prepariamoci ad altre sorprendenti dichiarazioni, in attesa di quelle definitive.
Ma questo forse non potrà mai accadere.
Snake
Vi segnalo l'ottimo articolo pubblicato sul Foglio on line del 26/08/2005 riguardo la Costituzione Irachena. E' un'ottima analisi storico politica che lascia presagire sviluppi democratici per la nuova realtà del Paese. Ci auguriamo che gli auspici diventino realtà.
Snake
La Costituzione Irachena è ormai in procinto di essere ufficialmente approvata. Sembra infatti che le varie fazioni abbiano trovato un compromesso (ma tutte le costituzioni sono sempre il frutto di un compromesso) tra le varie rivendicazioni avanzate sul tavolo delle trattative. Tralasciando tutte le interessanti e importanti questioni che sono emerse dal testo (come quella del federalismo), è opportuno soffermarsi sul ruolo attribuito alla Shari 'a, la legge islamica. Ebbene, fonti non ufficiali, a detta dell'Ansa, confermerebbero il ruolo centrale che essa avrebbe tra i fondamenti della neonata legislazione irachena. Ciò significa che essa verrà considerata come fonte di diritto.
Ora, abbiamo tutti sotto gli occhi gli effetti che ha prodotto l'applicazione della Shari 'a nei vari contesti islamici: basti solo ricordare le immagini delle donne indonesiane fustigate pubblicamente (ancorché in maniera simbolica) che risalgono ad alcuni giorni fa e che hanno fatto il giro del mondo per farsi un'idea di cosa possa significare una simile decisione.
Tuttavia occorre andare cauti. Infatti la Shari 'a in sé non è pericolosa: lo è a seconda dell'utilizzo che se ne fa. Come tutte le leggi è soggetta ad interpretazione e per tale motivo è un'arma a doppio taglio. Certamente in contesti non democratici come quello iraniano essa è stata deleteria, come in tante altre realtà, ma la situazione irachena è diversa. Probabilmente una blanda (si spera) applicazione della Shari 'a, potrebbe essere il prezzo da pagare (in termini di accettazione da parte dell'occidente) per l'instaurarsi della democrazia, come peraltro ha chiosato recentemente Emma Bonino in una sua intervista rilasciata al quotidiano "La Repubblica". E' certamente prematuro cercare di trarre conclusioni affrettate.
Io credo che l'affermazione che la Shari 'a verrà utilizzata tra i fondamenti dello Stato iracheno, possa essere una sorta di dichiarazione formale, con un alto valore simbolico, ma con scarsi effetti sul piano reale. In altre parole, la legge islamica dovrebbe costituire solo l'affermazione di alcuni valori e principi propri dell'Islam, che evidentemente sono ritenuti fondanti della società irachena. Se tale auspicio si verificherà realmente, c'è poco da temere.
Starà alla maturità e alla competenza degli uomini politici iracheni cogliere questa grande opportunità di democrazia, starà a loro non sciupare la sofferta conquista della libertà attraverso l'instaurazione di uno stato islamico.
Rimane comunque il fatto positivo che si sia raggiunto un accordo sulla Costituzione stessa e questo, cari lettori, non è poco. Solo il futuro potrà svelarci gli sviluppi.
Snake
L'estate meteorologica non è ancora finita. Ma l'autunno politico è già cominciato. Il clima si presenta piuttosto infuocato nei due poli. In particolare il centro destra deve necessariamente sanare alcuni grossi problemi. Innazittutto l'annosa questione della leadership. O meglio, una non-questione. Infatti, il problema è stato sollevato soprattutto dai centristi dell'Udc, non certamente dagli altri alleati. Tuttavia, il Presidente Berlusconi a tal proposito aveva già messo le carte in tavola qualche settimana fa, dicendo che, dal momento che era stata scartata l'ipotesi del partito unico, sarebbe stato lui l'unico leader. Tanto è bastato, evidentemente, per accendere gli animi in casa Udc. Tale gioco è però piuttosto rischioso: una leadership centrista infatti, non garantirebbe necessariamete compattezza e stabilità. Come ha lucidamente posto in evidenza Angelo Panebianco in una recente intervista al Foglio di G. Ferrara, è auspicabile che proprio i centristi, nel caso ottengano l'agognata leadership, possano cambiare le regole del gioco: tornare al proporzionale. Il proporzionale, si sa, è meta ambita sia dai piccoli partiti, che dai centristi ex-dc. E col ritorno al proporzionale, ci sarebbe un'inevitabile disgregazione del centro destra (ma anche del centro sinistra), con la creazione di un terzo polo (di centro appunto) da sempre nei "sogni" degli ex dc. Si avrebbe a quel punto un'involuzione in termini di efficienza e governabilità, creando una situazione simile a quella della prima repubblica.
Il gioco dei centristi, seppur attutito dalla loro proverbiale pacatezza e affabilità, è nondimeno subdolo e potenzialmente pericoloso. Questo ovviamente non significa che l'Udc costituisca un alleato sleale per il centro destra. Il nocciolo della questione è, invece, che bisogna tener conto che all'interno dell'Udc vi sono correnti di pensiero potenzialmente pericolose per la stabilità e il futuro della coalizione, correnti che dovrebbero certamente effettuare un'attenta riflessione tenendo conto delle istanze degli altri alleati.
Sempre in riferimento al futuro della leadership, lo stesso Panebianco afferma che il tempo per le decisioni è ormai giunto: sarebbe infatti rischioso cambiare candidato premier 2 mesi prima del voto, perché l'elettorato, per ovvi motivi ha la necessità e il diritto di conoscere il candidato con un congruo anticipo, per cui eventuali cambiamenti devono essere effettuati proprio in questi mesi.
Le sfide per il centro destra, quindi, non riguardano solo le strategie per cercare di vincere le prossime elezioni politiche, ma riguardano altresì il futuro della stessa coalizione.
A mio parere sarebbe stato certamente meglio creare un partito unico (FI, AN, UDC) con una "confederazione" con la Lega Nord (dal momento che quest'ultima è contraria a fondersi con gli altri partiti), ma purtroppo le aspre tensioni e i malumori che si sono accumulati in questi mesi (o forse anni) non fanno certo ben sperare.
Certamente, se la futura leadership del centro destra non fosse più quella di Berlusconi, verrebbe meno il "collante" del centro sinistra: l'antiberlusconismo, però ciò non è sufficiente a far ritenere "ipotecati" i voti dell'elettore mediano, quello cioè che ha scarso interesse per la politica e non ha delle preferenze ben precise. Per conquistare l'elettore mediano (il più ambito dai due schieramenti) occorre una grande campagna di mobilitazione, che porti in evidenza i risultati raggiunti e i progetti per il futuro, senza ricorrere alla demonizzazione dell'avversario, pratica ampiamente diffusa nel gioco politico italiano.
Staremo a vedere cosa ci riserveranno i prossimi mesi riguardo i temi testé trattati.
Per il momento possiamo solo fare congetture e analizzare con attenzione questi primi segnali di uno scontro che si preannuncia decisivo per le sorti del Paese.
Snake
Il Presidente della Camera dei Deputati Pier Ferdinando Casini scende in campo contro le indebite ingerenze della magistratura nella privacy dei cittadini. O meglio, nella privacy dei cittadini parlamentari.
Perché i giudici hanno la facoltà incondizionata e assoluta (assoluta intesa latinamente come ab legibus soluta ) di poter disporre a piacimento delle conversazioni telefoniche dei parlamentari e addirittura di pubblicarle sui quotidiani nazionali? La vicenda, in verità è sempre più inquietante.
Dopo la coraggiosa discesa in campo di Pera, quindi, anche Casini si fa portavoce delle intangibili istanze del potere legislativo. Istanze che sono proprie anche di noi comuni cittadini. Forse la magistratura è convinta di poter disporre del potere di silurare un'intera (eccettuato, ovviamente, l'ex PCI) classe dirigente come fece circa dieci anni fa, ma forse è anche vero che i tempi sono cambiati e tale manovra ha i suoi rischi, soprattutto se carente della legittimazione dell'opinione pubblica, nonostante gli eventuali reiterati impegni della stampa "schierata" a gettare benzina sul fuoco.
Ecco quindi, l'articolo tratto dal Corriere della Sera del 12/08/2005:
"ROMA - La vicenda Bnl-Unipol Rcs e Antonveneta e le relative intercettazioni telefoniche perno dell'inchiesta giudiziaria milanese vedono scendere in campo in maniera ufficiale anche il Parlamento.
Le elezioni politiche del 2006 non sono poi così lontane. In considerazione dei sempre più convulsi eventi terroristici che si stanno verificando a ritmi serrati, è opportuno riflettere sulla situazione del nostro Paese.
E' infatti più che probabile che l'Italia possa essere la prossima nazione a subire un attacco terroristico, in virtù delle ripetute minacce che possiamo sentire ogni giorno. E sono proprio i mesi che ci separano dalle prossime elezioni quelli più propizi per gli attentati. Guardiamo, per esempio a ciò che è successo in Spagna, proprio per le elezioni politiche: la terribile strage di Madrid, ha portato a un ribaltamento degli equilibri politici, seguita dallo sconsiderato ritiro delle truppe dall'Iraq ad opera di Zapatero. In altre parole i terroristi hanno ottenuto ciò che volevano.
Nella nostra Italia, le forze di centro-sinistra, qualora vincessero le prossime politiche, non esiterebbero a ordinare il ritiro immediato del nostro contingente di pace. E' chiaro quindi che i reiterati slogan, ad opera soprattutto dell'estrema sinistra, che inneggiano al ritiro "senza se e senza ma", possono realmente alimentare le aspettative dei terroristi. Questi, quindi, sono mesi cruciali per l'Italia: alimentare questo tipo di propaganda significa cacciarsi in seri guai.
Certamente potrebbe sortire effetti positivi il fatto che il governo abbia annunciato un parziale ritiro delle truppe a partire da settembre, ma il livello di guardia non deve calare. Per questo motivo urgono seri provvedimenti anti-terrorismo, oltre gli attuali già approvati. Possiamo prendere esempio dalla risolutezza con la quale il leader britannico Tony Blair ha assunto una posizione forte nei confronti del mondo del terrorismo: se necessario, il governo inglese attuerà un giro di vite sui diritti umani, il che non vuol dire (a meno che non si vogliano strumentalizzare le parole di Blair) certamente instaurare autoritarismo o dispotismo.
Quindi il governo Berlusconi deve cercare a tutti i costi di tener testa su due fronti: quello, più importante, della lotta al terrorismo e quello, non meno importante, della campagna elettorale. Una campagna elettorale che si preannuncia rovente, nella quale tutto è possibile e nella quale le due forze di coalizione, centro-destra e centro-sinistra dovrebbero attenersi a delle regole fondamentali: da un lato il centro-destra, come si diceva poc'anzi, ha il dovere di non trascurare assolutamente la sicurezza dei cittadini e dall'altro il centro-sinistra dovrebbe immediatamente cessare la sua campagna demagogica a favore di un ritiro immediato delle truppe dall'Iraq.
E' in gioco l'incolumità dei cittadini italiani, di tutti noi, uomini donne e bambini e non ci possiamo permettere distrazioni, perché proprio le disattenzioni costituiscono il fertile terreno di coltura per la crescita esplosiva del terrorismo.
E una cosa deve essere chiara per tutti: mai piegarsi al terrorismo e ai terroristi, alle loro richieste, ai loro sporchi giochi.
Snake
Il 5 agosto 2005 (ieri) è andata in onda una puntata di Enigma sulla vicenda dei due anarchici italiani Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, giustiziati nel 1927 negli Stati Uniti per un reato che non avevano mai commesso. Non entrerò certamente nel merito della disputa storiografica, analizzerò bensì il modo in cui è stata condotta la trasmissione, o meglio, su che basi essa è stata impostata.
Il presentatore Corrado Augias ha infatti pensato bene di invitare una serie ben agguerrita di noti studiosi non proprio "simpatizzanti" nei confronti degli Usa: il penalista Guido Calvi, il giornalista Gian Antonio Stella, Sandro Portelli docente di letteratura americana alla Sapienza, il perito balistico Manlio Averna. Unica voce fuori dal coro, l'ottimo Massimo Teodori, che è dovuto scendere nella "fossa dei leoni".
Chi ha seguito il programma avrà certamente notato la tecnica con la quale Corrado Augias e suoi ospiti (eccettuato Teodori e il perito Manlio Averna) abbiano piegato la vicenda storica di Sacco e Vanzetti per scagliare un'invettiva contro gli stessi principi democratici americani. Si partiva ad esempio da temi come gli scioperi, che negli anni 20 erano all'ordine del giorno tra i lavoratori statunitensi, per arrivare poi alle repressioni operate dai poliziotti: e Teodori che ricordava come il clima sociale di quegli anni, esasperato dalle bombe anarchiche, fosse carico di tensioni e contraddizioni. Si è parlato anche del trattamento riservato agli Italiani emigrati, che spesso subivano ingiustizie, per arrivare di nuovo al razzismo imperante negli Usa. E di nuovo Teodori a spiegare che tanti anarchici Italiani in quegli anni avevano attentato a molti sovrani e capi di stato in Europa, come ad esempio Gaetano Bresci che uccise Umberto I nel luglio del 1900 e come la società americana stava cambiando, dal momento che per la prima volta l'establishment Wasp (White anglo-saxon protestants) si sentiva quasi minacciata e smarrita dinanzi a questa ingente massa di emigranti.
E' stato trattato il tema dell'ingiusta sentenza emanata nei confronti di Sacco e Vanzetti e del processo farsa nei loro confronti: e da qui un'altra spallata nei confronti questa volta del sistema giudiziario americano, benché Teodori si sforzasse di spiegare che non si poteva generalizzare un caso palese di cattiva giustizia a tutto il mondo giudiziario statunitense e che il vituperato metodo, tipico dei sistemi di Common law, che utilizza una giuria popolare era allora in vigore anche in Italia.
Si è poi passati al tema della pena di morte, indegno, a detta del penalista G. Calvi (molto elogiato da Augias) per una grande democrazia come gli Usa, nonostante Teodori mettesse in guardia gli spettatori a non mettere sullo stesso piano Cina e Usa.
E gli esempi potrebbero continuare ancora a lungo.
In chiusura Teodori ha ricordato a tutti una cosa molto importante: certamente gli Stati Uniti non sono perfetti e hanno commesso diversi errori nel corso della storia: tuttavia la società americana ha sempre avuto gli anticorpi per correggere i suoi sbagli e così è stato.
Infine, S. Portelli, forse il più antiamericano tra i presenti, ha chiosato: "Massimo Teodori vorrebbe un lieto fine, ma sappiamo tutti che in quel contesto sono morte 2 persone innocenti e questo dovrebbe farci riflettere".
Ma come? Hanno strumentalizzato per tutta la puntata la vicenda storica di Sacco e Vanzetti per lanciare i loro strali sul sistema americano e ora, alla fine, ritornano nel merito della storia? La storia è diventata il mezzo, l'antiamericanismo il fine. Semplice, ma efficace.
Proprio una bella trovata quella di Augias: è molto comodo sfruttare sia la storia che i sentimenti della gente (era presente anche una nipote di Nicola Sacco) per insinuare nell'opinione pubblica il sentimento antiamericano!
D'altronde quella è Rai tre e non ci dovremmo stupire.
Massimo Teodori ha però spiegato una cosa molto concreta e importante: se è vero che negli anni '20 e '30 negli Stati Uniti si sono verificati fatti non democratici, razzisti e xenofobi, non dimentichiamoci che nella vecchia Europa c'erano Hitler, Mussolini e Stalin (per citarne solo 3), che hanno compiuto nefandezze indicibili. Gli Usa non hanno mai sperimentato regimi totalitari e anzi hanno rappresentato sempre l'opposto.
Come avrete notato non ho voluto trattare della vicenda storica di Sacco e Vanzetti, mi fa piacere però ricordare che sono stati ufficialmente riabilitati nel 1977, in considerazione della loro comprovata innocenza.
Snake