Vedere la realtà. Affrontare gli avvenimenti del nostro tempo e osservare il mondo a 360°.

"Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza."
2twins
Ansa
Buroggu
Camillo
Cicatrici di pace
Corriere della Sera
Donne Iraniane
Forum di Magdi Allam
Free Thoughts
Freedomland
Il blog di Irma
Il Foglio
Il Giornale
Le guerre civili
Liberali per Israele
Libero
Lilit
Lisistrata
Mario Sechi
Massimo Teodori
NeOquidnimis
Phastidio.net
Sorvegliato Speciale
The Right Nation
Tocqueville
Watergate
Wellington
visitato *loading* volte
Le dichiarazioni del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi riguardo la guerra in Iraq lasciano molto perplessi. Non sembra infatti una bella mossa politica l'aver detto di essere stato sempre contrario al conflitto iracheno. In primo luogo perché,a suo tempo, non lo è mai stato. In secondo luogo perché una tale affermazione cozza col programma di politica estera del governo, che ha avuto come caposaldo proprio una proficua collaborazione con gli Usa. Dispiace certamente che il pensiero berlusconiano di politica estera si sia edulcorato a tal punto.
A mio parere Berlusconi, intimorito dalle ultime vicende accadute alla Casa bianca, ha agito in fretta e male, anche in vista delle imminenti elezioni politiche del prossimo aprile e della relativa campagna elettorale. La fretta, si sa, è cattiva consigliera e Berlusconi, da statista ormai rodato, ciò dovrebbe ben saperlo.
Con queste sue dichiarazioni, rischia di perdere parte del suo elettorato e non credo francamente che ne possa guadagnare dell'altro, magari antiamericano.
E invece il Cavaliere avrebbe dovuto essere solidale con il partner statunitense, in nome se non altro, della consolidata storia di collaborazione e amicizia che ci lega agli Usa.
Questa sua mossa, oltre dettata, come dicevo poc'anzi dalla fretta e dalla paura, credo sia pure il frutto di un calcolo politico molto freddo e di pura convenienza, convenienza che, come ho già detto, non può essere tale, in quanto vi è il rischio di un'emorragia di voti.
Certo, errare è umano, ma qui la posta in gioco è troppo importante, perché è anche e soprattutto sul campo della politica estera che si vede l'enorme abisso culturale e ideologico che separa la destra dalla sinistra.
Si spera che queste sue dichiarazioni siano state estrapolate, come del resto spesso succede, da un contesto e un discorso più ampio, ma senza dubbio resta un forte impatto sull'opinione pubblica.
Sia chiaro, per quanto mi riguarda, non cambierò certo le mie posizioni politiche per una cosa del genere, per me il centrodestra rimane comunque il punto di riferimento ideologico a cui non potrei rinunciare. Ma reputo importante esprimere questo mio punto di vista proprio perché tengo alla mia coalizione.
Mi auguro però che il Cavaliere chiarisca. Per non farci cadere le braccia.
Snake
Come ormai è tradizione consolidata del regime iraniano, ogni ultimo venerdì di Ramadan ogni anno, viene inscenata una teatrale dimostrazione antiamericana e antiisraeliana, come volle il fu Ayatollah Khomeini. Fin qui non c'è molto da stupirsi, visto che ormai ci abbiamo fatto il callo. Tuttavia, ciò che più è inquietante riguarda la linea politica del nuovo presidente Mahmud Ahmadinejad, che non fa altro che alimentare la fiamma dell'odio contro l'America e Israele. Le provocazioni sono cominciate già dal suo insediamento, palesate con le sue dichiarazioni riguardanti il problema del nucleare. Ora, come possiamo dare fiducia a un presidente che prima afferma di volere il nucleare per usi civili (nonostante la netta opposizione della comunità internazionale) e poi dichiara che lo stato d'Israele dovrebbe sparire dalla carta geopolitica del globo?
Il problema è piuttosto serio e ciò è confermato dalla crescente preoccupazione dei molti leader dei vari stati membri dell'Onu. Israele è addirittura arrivato a chiedere l'espulsione dell'Iran dall'Onu: del resto come dargli torto?
Non facciamoci incantare dall'aspetto "quasi-occidentale" del presidente iraniano: pur non avendo il turbante e vestendosi in abito, è dichiaratamente un conservatore, per certi versi opposto al suo predecessore.
La Repubblica islamica iraniana ha sempre agito senza troppo riguardo nei confronti della comunità internazionale, che, del resto, è stata sempre a guardare.
Se un tempo anche l'Arabia Saudita veniva considerata come nemica (soprattutto sul piano teologico-religioso), oggi gli obiettivi di Teheran sono molto più precisi e ben individuabili.
Se l'Iran vorrà continuare su questa via le conseguenze a livello mondiale non saranno certo blande. La nascita infatti di un'eventuale superpotenza atomica iraniana potrebbe destabilizzare tutto il medioriente, con buona pace di chi sta a guardare: allora forse, sarà davvero troppo tardi.
Snake
Riporto il breve anche se non meno incisivo articolo di Christian Rocca tratto da Camillo del 26/10/2005:
"Prima la proporzionale, poi la riforma costituzionale e da ieri anche la riforma dell'Università (che non so in cosa consista ma non può che essere positiva). La sinistra in 10 giorni ha gridato per tre volte al colpo di Stato, alla ferita alla democrazia e ha già abbandonato tre volte l'aula dicendo non-ci-gioco-più. Negli ultimi 5 anni credo ci siano stati una quarantina di colpi di Stato, quasi quanto i pareggi dell'Inter. E poi milioni di bambini poveri e di famiglie che non riescono più a comprare il latte anche se videochiamano con una strana sicumera.
Non è male il colpo di stato della proporzionale che, fino a due giorni fa, era l'idea di una buona parte dei partiti del centrosinistra. Il mio colpo di Stato preferito però è quello ex articolo 138 della Costituzione che sarà sottoposto a referendum il prossimo anno. Pensateci: si tratta del primo colpo di Stato al mondo che il popolo potrà o meno confermare con un voto. Fantastica, poi, l'accusa secondo cui la nuova riforma costituzionale sia "anticostituzionale" in quanto - che vergogna - cambia la Costituzione, proprio quella nostra. In questo quadro fosco c'è stato il trionfo della democrazia con le primarie, ove la scelta di candidare Prodi contro il Cav. è stata avversata da tenaci oppositori quali Scalfarotto e un'incappucciata. L'ipotesi Prodi ha vinto di misura: 99,5% a 0,5%, ma è il bello della democrazia."
Christian Rocca
Il punto interrogativo qui a sinistra basterebbe da solo a rispondere esaurientemente alla domanda, ma voglio essere buono e calarmi nei panni del chiromante. Ho comprato la sfera e mi è apparso un’enorme punto interrogativo, anzi mi ha invitato ad occuparmi degli affari miei. Che sia, anch’essa, una sfera della sinistra? Mi sorge il dubbio che, dopo la stampa, le televisioni, e certi altri mass media utilizzati, l’Unione si sia accaparrata anche il mondo dell’occulto.
E’ tutto vero: da cinque anni si chiede a Prodi ed ai suoi fedeli quali programmi intendono proporre agli Italiani. A Berlusconi non gli si può rimproverare di essere andato al governo senza nessuna idea programmatica. Anzi… Cosa farà Prodi se riuscirà ad entrare a Palazzo Chigi? Certamente avrà un’enorme cartella in mano con migliaia di fogli a disposizione. Sventolerà le copertine al popolo tutte ben rilegate, con titoli altisonanti tipo: “Riforma Costituzionale”, “Rifacimento della Salerno Reggio Calabria”, “Smantellamento delle cosche mafiose”, “Lotta alla criminalità organizzata”, “Lotta alle cavallette” ecc. ecc. Quando si apriranno vedremo invece migliaia di fogli in bianco.
Come il famoso libro di cinquecento pagine “
Si accusa il Premier in carica di controllare le televisioni, sia pubbliche che private: ma quali? Rai tre, Canale Cinque, Rai uno, Rai Due? Per esserne certi basta guardare i telegiornali e le trasmissioni d’intrattenimento. Certe “figure” non solo si accaniscono contro la sua persona, ma offendono seriamente sia il cittadino che il politico. E Rete Quattro? E’ vero Emilio fede è di parte, ma non ha mai offeso nessuno, nonostante (lo fanno apposta) abbia sempre dietro le spalle la figura ingombrante di Prodi. Io sarei andato in escandescenze.
La verità è che loro vorrebbero avere il controllo dell’etere. E ce l’hanno già. Apriti cielo, quando Silvio ha espresso la sua opinione sulla trasmissione del molleggiato! E’ proscrizione, hanno detto. Povero Silvio fa la vittima predestinata. Non deve usare quei toni! E via dicendo. Ma come, impediscono al Presidente l’uso della parola? Della discolpa? Vorrebbero ragliare loro a piacimento e gli altri zitti, zitti ad ascoltare passivamente? Questo per loro andrebbe a meraviglia. Mi compiaccio per la loro libertà d’espressione.
No Professore, così non va bene. Ti accorgi di quanta meschinità e poco senso politico riesci ad esprimere? Probabilmente no, in caso contrario te ne saresti già andato in un igloo al Polo Sud.
Allora sii un po’ onesto con te stesso e con gli elettori, ma se hai imparato bene la lezione Bertinottiana, fanne tesoro ti servirà dopo che il tuo governo sarà durato il tempo di una pisciata.
Spider
Riporto per intero un articolo dal Corriere della Sera on-line del 22/10/2005, nel quale viene descritta la scandalosa censura del regime cinese nei confronti della grande enciclopedia on-line Wikipedia, libera, gratuita e patrimonio dell'intera umanità.
"MILANO - La denuncia viene lanciata da «Reporter senza frontiere» nella serata di venerdì: dallo scorso 18 ottobre il governo cinese impedisce agli internauti che si connettono a Internet nel territorio del gigante asiatico di accedere a Wikipedia, l'enciclopedia libera presente solo sulla Rete. Il blocco, spiega Rsf in un comunicato, è effettivo in alcune province, tra cui quella popolossissima e tecnologicamente sviluppata di Shangai. Chi cerca di accedere alla pagina web di Wikipedia da un pc sito in Cina ottiene un messaggio di errore; non si tratta, quindi, di una censura selettiva volta a colpire solo alcune voci presenti sulla celebre enciclopedia online.
RECENTE VITTIMA - Wikipedia è un'enciclopedia plurilingue in costante aggiornamento, al cui arricchimento possono contribuire gli stessi utenti. Tra i suoi contenuti non mancano argomenti «spinosi» per il regime cinese, come Taiwan, il Tibet e i diritti umani. Il recente intervento censorio non è che l'ultimo della serie perpetrato dal governo di Pechino; tuttavia, fa notare ironicamente il comunicato di Rsf, è «paradossale che sia anteriore di un giorno alla pubblicazione di un "Libro Bianco" intitolato "La costruzione della democrazia politica in Cina"», edito dal regime per evidenziare presunti miglioramenti nell'ambito dei diritti umani promossi dal Governo cinese in Cina.
ARRESTI E CENSURE - Non è certo un mistero il fatto che la Cina riesca ad attuare una stretta vigilanza sulle pagine web viste sul proprio territorio. Digitando in un computer cinese l'indirizzo della stessa Rsf non si ottiene alcun risultato. L'idea stessa di Internet come mezzo di diffusione di cultura e democrazia senza confini trova in Cina (e in numerose altre realtà del mondo) immediata smentita. Risale solo a poco più di un mese fa la notizia dell'arresto di un giornalista che, secondo il Wall Street Journal, sarebbe stato rintracciato dalla polizia grazie alla collaborazione della filiale di Hong Kong di Yahoo!. L'arrestato aveva rivelato a siti web stranieri di essere stato invitato, come tutti i suoi colleghi, a ignorare l'anniversario dei fatti di Tien An Men.
LA CINA FA GOLA A TUTTI - La Cina è il secondo Paese al mondo per numero di internauti (circa 80 milioni), ma la tendenza di crescita in atto lo renderà il primo a breve. Le aziende straniere che operano nel settore non vogliono rinunciare a una simile torta e si dimostrano collaborative col governo di Pechino. Un altro rapporto di Rsf spiega molto bene quale sia attualmente la situazione della Rete in Cina. Lo studio denuncia la vendita a Pechino da parte dell'americana Cisco Systems di tecnologia necessaria per individuare informazioni contenenti parole «sovversive». Rsf denuncia anche che Yahoo! ha accettato di operare una stretta attività censoria sulla propria versione cinese: inserire parole o frasi come «Indipendenza di Taiwan», «Diritti umani» o «Falun Gong» (movimento spirituale perseguitato da Pechino) non porta a nessun risultato. Postare in un forum di discussione un messaggio contenente tali termini è una garanzia di non pubblicazione.
LE STRATEGIE DI PECHINO - Rsf denuncia che lo stesso accade con Google, anche se il controllo cinese su tale motore di ricerca avverrebbe senza la collaborazione dell'azienda di Mountain View. Ma, precisa il rapporto di Rsf, Pechino non si limita solo a rendere inaccessibili «centinaia di migliaia di siti». Il regime cinese opera in altri modi: in alcuni casi, se l'utente cerca una web «pericolosa», invece di ottenere messaggi di errore viene deviato a tutt'altro genere di siti, finendo per credere di non essere in possesso dell'indirizzo giusto. Pechino, sostiene Rsf, spinge anche gli internauti all'autocensura: gli arresti per «attività sovversiva online» sono poche decine all'anno (cifre insignificanti Cina), ma i mezzi di comunicazione danno loro grande risalto, fomentando il timore del carcere tra i navigatori. Pechino ha intrapreso anche la strada della chiusura dei piccoli Internet-Caffè, più difficili da controllare rispetto a quelli siti in grandi centri commerciali, magari di proprietà statale o parastatale. Non mancano i siti puramente propagandistici, come www.tibetinfo.com.cn, che dà una visione edulcorata se non positiva dell'occupazione cinese del Tibet. Nei forum di discussione, inoltre, grande spazio viene dato ai messaggi che fomentano odio nei confronti di Giappone e Usa.
LO SVILUPPO DEL WEB NELLE DITTATURE - Non stupisce il fatto che uno dei giornali online cinesi più visitati nel mondo, anche perché disponibile in inglese, China Daily, non parli della censura a Wikipedia. Rsf bolla il quotidiano come «totalmente controllato dal Partito Comunista» al potere. Per concludere, va fatto notare che, rispetto ad altri Paesi rigidi nei confronti della navigazione in Rete come Cuba o la Corea del Nord, la strategia adottata da Pechino nei confronti di Internet è opposta. Se L'Avana e Pyongyang cercano di limitare la diffusione del web o l'accesso da luoghi privati, la Cina non ostacola, anzi promuove con grandi investimenti la diffusione del mezzo tecnico in sé.
Nonostante internet sia l'agorà virtuale per eccellenza, il fatto che sia il prodotto più libertario e democratico del nostro tempo, rimane comunque oggetto di repressione da parte dei regimi più illiberali del globo. Tutto ciò è scandaloso e deve farci riflettere. Viva la libertà sul web!
Snake
Di seguito riporto l'articolo pubblicato sul sito Medioriente.net riguardo la questione dell'assassinio dell'ex premier libanese Rafik Hariri, brutalmente trucidato in un terribile agguato. Che ci fosse lo zampino della Siria e del suo corrotto regime Baathista non avevo alcun dubbio e le dichiarazioni che seguono possono per lo meno dare adito ad alcuni sospetti.
Ormai è risaputo che la Siria non vuole rinunciare alla sua influenza sul Libano, anche per destabilizzare e delegittimare lo stato di Israele. Il ritiro delle truppe siriane dal Libano è stato nient'altro che uno specchio per le allodole: è solo un cambio di rotta, che vede il sostituirsi delle strategie militari a quelle "mirate" dei servizi segreti.
Con il beneplacito - anche questa non è una novità - dell'Hezbollah filoiraniano, o meglio, manovrato dall'Iran.
Ma tralasciando queste mie pur opinabili considerazioni, vi lascio all'articolo in questione:
"Il rapporto delle Nazioni Unite sull'omicidio dell'ex premier libanese Rafik Hariri punta il dito contro persone molto vicine al presidente siriano Bashar al Assad, tra cui il fratello, Maher ed il cognato Assef Shawkat. A rivelarlo è la CNN, che riferisce di aver ottenuto una copia del rapporto contenente i nomi dei presunti oragnizzaztori dell'attentato del 14 febbraio. La versione fatta circolare al pubblico non contiene nomi, precisa la CNN ma indica che l'inchiesta condotta dal procuratore tedesco Detlev Mehlis ha permesso di trovare «molti elementi» che «indicano un coinvolgimento diretto delle forze di sicurezza siriane nell'omicidio di Rafik Hariri». Poco dopo che le Nazioni Unite hanno chiesto il ritiro delle truppe siriane dal Libano, si legge nel rapporto, cinque alti funzionari - e tra questi il fratello del presidente siriano Bashar al-Assad - avrebbero complottato per uccidere Hariri, che aveva avuto un ruolo chiave nell'approvazione della risoluzione Onu. Oltre al fratello di al-Assad, Maher Assad, gli inquirenti accuserebbero Assef Shawkat, il cognato del presidente, Jamil al-Sayyed, capo dell'intelligence libanese, Hassan Khalil, ex capo dell'intelligence siriana e Bahjat Suleyman, amico personale del presidente siriano, come partecipi alla pianificazione dell'assassinio."
Insomma, la faccenda è, come è facile immaginare, piuttosto torbida e mi stupirei se la Siria e in specie, il "leoncino" Bashar al Assad, non ne fosse coinvolto. La cosa che è davvero sorprendente è che sia stata l'Onu a proclamare il tutto.
Che L'Onu stia cambiando rotta e stia uscendo dalla patetica impasse della quale è prigioniera da numerosi anni?
O che sia solamente un fuoco di paglia?
Come sempre, il futuro ci fornirà - si spera - una qualche concreta risposta.
Snake
Stando alle parole di Romano Prodi, l'approvazione della devolution segna un grave vulnus nella Costituzione italiana. Il Professore non ha certo risparmiato le sue sferzanti (quanto banali) critiche riguardo questo tema. Ha parlato di "grande passo indietro per il Paese", di un qualcosa che "gli Italiani non vogliono". Dunque Prodi possiede la magica sfera di cristallo con la quale riesce a leggere i pensieri degli Italiani, che evidentemente sono consci di questa "immane tragedia".
Allo stesso tempo però - e qui ci troviamo dinanzi a un caso "da manuale" delle classiche contraddizioni prodiane - parla di "riforma di cui gli Italiani non comprendono il senso"! Caspita, ora sono io che non capisco: o gli Italiani sono inetti e incapaci d'intendere, dal momento che non comprendono il senso - e quindi il significato - di questa immane tragedia, o è Prodi, grazie alle sue doti paranormali, che ha capito ciò che gli Italiani lasciano a intendere!
E' evidente, come al solito, che qualcuno ha la memoria corta.
Già, perché ci vuole un bel coraggio a lanciare simili sentenze pur sapendo ciò che ha combinato il centro-sinistra nella scorsa legislatura. Mi riferisco alla modifica del titolo V della Costituzione, approvata per soli 9 voti in più, passata quasi nel dimenticatoio. D'altronde i giornali di quegli anni - e ciò lo ricordo bene - non hanno mai mosso la benché minima critica su tale tema, a dimostrazione - se mai ce ne fosse stato bisogno - della faziosità di gran parte dei quotidiani italiani.
Ma torniamo a noi. La modifica del titolo V della Costituzione è stato quanto mai inutile: infatti, in termini di governabilità ed efficienza, non ha prodotto significativi risultati. Sono stati creati i comuni metropolitani, si è data maggiore autonomia ai comuni stessi, ma tutto ciò è rimasto sulla carta. Prendiamo di nuovo il caso dei comuni: se è pacifico che abbiano potuto avere i loro regolamenti e statuti, è altrettanto vero che ciò non si è tradotto in una radicale ed incisiva autonomia degli stessi. Una cosa è sancire dei principi (pur sempre validi), un'altra è riuscire a tradurre gli stessi in prassi.
E Prodi non ha nemmeno perso l'occasione di puntare il dito sull'istituzione (compresa nella legge per la devoluzione) del cosiddetto "premierato forte".
Riguardo ciò, forse il Professore non vuole ricordare le dichiarazioni di D'Alema durante il suo governo (1998-2000) nelle quali sanciva proprio la necessità di un premierato forte.
Massimo D'Alema infatti ha sempre sostenuto la necessità di rafforzare la figura del presidente del consiglio, anche se poi non se ne fece nulla.
Sembra proprio d'assistere ad una scena surrealista: come dire, a noi del centro-sinistra piace una certa cosa, ma se questa certa cosa, magari anche migliore, la attua il centro-destra, allora ci fa schifo. Un atteggiamento piuttosto infantile e carico di pregiudizio, che non aiuta certo il dialogo.
Il presidente Berlusconi non si è fatto attendere per dare il ben servito a Prodi: ha infatti dichiarato senza mezzi termini che il Professore "utilizza termini da guerra civile". In effetti le parole di Prodi non fanno altro che alimentare lo scontro frontale e il muro contro muro. E ancora una volta, come ho sottolineato diverse volte, Prodi ha sempre una visione negativa del mondo e dell'Italia, utilizza toni melodrammatici, tutto è tragedia, tutto è dolore, ci mancano solo, quale supporto coreografico, i cuori trafitti stillanti sangue tipici dell'arte barocca, atti a impressionare i fedeli.
Cari lettori, come vedete non sono quasi entrato nel merito riguardo la questione del premierato forte e della devolution, poiché penso siano necessari post ad hoc più tecnici, che pubblicherò nei prossimi giorni. Ma il senso delle mie parole ha voluto dimostrare come sia facile criticare l'operato altrui cercando d'insabbiare il proprio "non troppo brillante" passato.
Snake
In questi giorni dominati da tante notizie, prima tra tutte quella delle primarie dell'Unione, è probabile che l'articolo che mi accingo a scrivere non sia strettamente legato all'attualità: ma chi legge Face the Truth sa bene che non sempre si può e si deve trattare del presente immediato. Per cui oggi vorrei parlare di uno dei massimi islamisti al mondo: Gilles Kepel e in specie del suo ultimo libro: Fitna, guerra nel cuore dell'Islam, edito da Laterza (2004).
Mi è capitato altre volte di citare il prof. Kepel e in un modo o nell'altro, chi si occupa di studi islamici o è semplicemente interessato alla materia ha più o meno avuto a che fare coi suoi scritti. Molti di essi sono delle vere e proprie pietre miliari, come il pionieristico "Jihad, ascesa e declino, storia del fondamentalismo islamico" (Carocci, 2001), che traccia una panoramica completa e precisa, di indubbio spessore scientifico, sulla storia del fondamentalismo islamico.
Tuttavia, dopo aver letto l'ultimo suo libro (Fitna, appunto), sono rimasto senza parole. E' un libro che si legge in fretta, agevole e non pesante. Un libro che è totalmente diverso dai suoi precedenti. Ebbene, è un tripudio di antiamericanismo alla francese. Addirittura Kepel si addentra nei meandri della storia del movimento neo-con americano, considerato come una della concause della strage dell'11 settembre.
Ho trovato sul web una recensione interessantissima del prof. Massimo Introvigne ( dal titolo: "Fitna di Gilles Kepel: un discutibile manifesto per la politica di Jacques Chirac"), che, certamente con espressioni ben più pregnanti delle mie, traccia un profilo del suddetto libro, rivelandone la sua vera natura e che rispecchia sostanzialmente il mio pensiero a proposito. Eccone il testo integrale (tratto dal sito http://www.cesnur.org/2004/mi_kepel.htm):
"Nella guerra al terrorismo emerge sempre di più un fattore F, riferito a una Francia che cerca spesso di ostacolare gli Stati Uniti e ispira altri paesi e forze politiche, tra cui buona parte della sinistra italiana. Capire che cosa vuole davvero la Francia è dunque cruciale. Di qui l'interesse del libro appena uscito del sociologo Gilles Kepel, notoriamente consigliere e talora ispiratore della politica islamica di Chirac, Fitna. Guerre au coeur de l'islam (Gallimard, Parigi 2004, da cui sono tratte le citazioni che seguono; tr. italiana: Fitna. Guerra al cuore dell'Islam, Laterza, Bari-Roma 2004). Kepel è un raffinato studioso da cui tutti molto abbiamo appreso, che esce peraltro da un infortunio: alla vigilia dell'11 settembre aveva ripetutamente dichiarato che Al-Qa'ida era un'organizzazione sopravvalutata dalla propaganda americana. Dal momento che Al-Qa'ida è invece viva e vitale, e il sociologo parigino sa anche che non è composta da disperati dei campi profughi ma da giovani della buona borghesia araba, Kepel se la cava ora imputando i successi di bin Laden - secondo uno schema classico nel laicismo francese - al “lavaggio del cervello” (p. 136) e a un “[…] indottrinamento [che] scalza i fondamenti minimi della libertà di coscienza” (p. 333), che sarebbe del resto stato praticato in passato dal “Vaticano” (p. 332) e ancora oggi dalle “sette”, dall'ebraismo hassidico, da “[…] certi movimenti carismatici ed evangelici cristiani […]” (p. 333). Il problema, qui, è anzitutto metodologico: legato allo schema sociologico della secolarizzazione, secondo cui la religione di tipo conservatore e fondamentalista deve essere in declino, Kepel - quando i fatti rifiutano di conformarsi alla teoria - applica il riduzionismo tipico dei teorici della secolarizzazione classici, e sostiene che fatti e movimenti che si presentano apparentemente come religiosi si spiegano invece riconducendoli alle loro “vere” cause politiche o psicologiche.
Kepel sa bene che la nuova guerra mondiale è anzitutto una guerra civile all'interno dell'islam. Ricorda giustamente che i tradizionalisti (da lui chiamati, con termine ambiguo, “salafiti”) di ispirazione saudita che insistono sul puritanesimo sessuale, non coincidono con i fondamentalisti, per cui è centrale invece la politica; che non tutti i fondamentalisti sono terroristi; e che all'interno del terrorismo solo Al-Qa'ida teorizza che i regimi arabi non fondamentalisti vanno rovesciati andando a colpire direttamente in Occidente chi li sostiene. Kepel ha però torto quando sostiene che Bush, Sharon e i neo-conservatori americani (di cui offre - spingendosi in un campo che certamente non è il suo - una ricostruzione storica talora caricaturale, riprendendo “informazioni” persino dal discusso cineasta Michael Moore, una fonte per dire il meno non precisamente accademica) hanno fatto il gioco del terrorismo e hanno ottenuto poco o nulla quanto ai loro tre obiettivi - dove invece qualche progresso c' è stato -: la lotta agli attentati, l'avvio di un processo riformatore in Arabia Saudita, e il passaggio dalla dittatura a un embrione di democrazia in Irak.
Del fattore F Kepel ricorda l'origine: la svolta di de Gaulle che, dopo la guerra dei Sei Giorni del 1967, si rende conto che la Francia per contare qualcosa deve essere anti-americana, e per essere anti-americana deve essere anti-israeliana. Ma sui mezzi non tutti sono d'accordo. C'è in Francia un mondo accademico (dove, senza nominare contradditori come François Burgat, Kepel li paragona agli “utili idioti” [p, 311] che collaborarono con lo stalinismo) e politico (Sarkozy) che vuole isolare l'ultra-fondamentalismo tramite un dialogo con i Fratelli Musulmani fondamentalisti e il tradizionalismo di ispirazione saudita. La linea Kepel-Chirac è un'altra: nessuna concessione a fondamentalisti e tradizionalisti (con la legge anti-velo come bandiera), e promozione di un islam “[…] riconciliato con la modernità” (p. 342) e con il laicismo alla francese. Se la variante nazionalista dei Saddam e degli Arafat (ma quest'ultimo è ancora in qualche misura sostenuto) è naufragata nella corruzione, in Francia può nascerne oggi una versione “illuminista” da esportare poi nei paesi islamici.
Tuttavia, mentre il consenso all'islam “illuminista” coinvolge percentuali minime di musulmani, le quasi quattrocento pagine di Kepel riescono a non menzionare neppure una volta l'islam centrista e conservatore del primo ministro turco Erdogan, dei grandi movimenti indonesiani e di partiti come il Wasat egiziano, che la Francia ha deciso di ignorare perché non sono strutturalmente anti-americani. Delle cinque componenti che si combattono nella guerra civile intra-islamica - il minuscolo “illuminismo” degli intellettuali, il nazionalismo laico alla Arafat, il conservatorismo, il rigorismo nelle sue versioni fondamentalista e tradizionalista, e l'ultra-fondamentalismo dei terroristi - Kepel ignora proprio la tendenza probabilmente maggioritaria, anche se si tratta in alcuni paesi (non in tutti) di una maggioranza silenziosa: i movimenti centristi e conservatori che, sostenuti da milioni di persone, costituiscono invece l'unico antidoto reale all'ultra-fondamentalismo terrorista."
Dispiace davvero che uno dei massimi esperti dell'Islam si sia abbassato a simili compromessi. Proprio un gran peccato.
Snake
Ormai è ufficiale. Marco Follini si è dimesso dalla segreteria dell'Udc. Dopo lunghi ripensamenti, Follini non crede di poter più rappresentare la linea guida dell'Udc. E' stata soprattutto l'approvazione della riforma elettorale a far detonare la precaria situazione nella quale il leader dell'Udc si era impantanato.
Ma è proprio su questo punto che si intravede tutta l'ambiguità dell'ex-segretario dell'Udc.
Non si può infatti dimenticare che proprio lui è stato un grande sostenitore del sistema proporzionale: ora che la legge è stata approvata che fa? Ci ripensa e non è soddisfatto. D'accordo, è palese che la legge non è proprio come lui se l'aspettava, o meglio, l'aveva proposta. Ma perché chiedere troppo? E' già tanto che tale legge sia stata approvata. Sembra proprio il caso di dire "gli dai la mano e si prende il braccio".
E' come se Follini avesse una grande e insaziabile avidità politica, che lo porterebbe a chiedere sempre di più dagli alleati, in particolare dal premier Berlusconi. E infatti negli ultimi anni le sue richieste sono state ampiamente accolte.
E' pure probabile che Follini sia contrariato per il fatto che Berlusconi abbia escluso tout court la possibilità di effettuare primarie per la Cdl. In effetti proprio Follini puntualizzava come fosse assolutamente necessario che nell'ambito della coalizione dovessero emergere posizioni diverse e alternative al Cavaliere.
Resta il fatto che forse queste sue dimissioni non sono poi un danno, ma, anzi, un bene e per l'Udc e per la Cdl. Infatti se Follini fosse rimasto, certamente sarebbero venuti altri nodi al pettine, che forse avrebbero potuto mettere a rischio la permanenza stessa dell'Udc all'interno della Cdl, pur avendo egli sempre confermato la fedeltà del suo partito al centrodestra.
E' auspicabile che tiri aria nuova per l'Udc, che si affermino nuove correnti di pensiero e nuove linee politiche.
E' quasi paradossale notare come l'uomo che aveva sempre propugnato un necessario ricambio nell'ambito della leadership della Cdl sia stato egli stesso vittima del suo pensiero: Follini che chiede un turnover nella Cdl e Follini che alla fine sperimenta volontariamente su di sé il ricambio politico.
Quindi, dal punto di vista della coerenza politica la scelta di Follini di dimettersi presenta due distinte caratteristiche: un'ambiguità di fondo dovuta alle critiche al sistema proporzionale da lui inizialmente auspicato e una nuova prospettiva di rinnovamento dell'Udc stessa, che potrebbe portare a nuove soluzioni programmatiche.
Ma d'altronde le dimissioni di Marco Follini non sono un'uscita di scena dalla politica: resterà infatti ai vertici della dirigenza dell'Udc: magari con meno ambizioni e un po' più di umiltà, che ogni tanto non guasta.
Snake
Il Sorvegliato Speciale è diventato un vero e proprio giornale on-line: nuovi collaboratori e altre novità in cantiere. Insomma, un blog a tutto tondo che si avvale della collaborazione di ben 6 persone, tutte ben preparate e informate: troverete oltre al Sorvy, Ercole e Shark, anche le new entries Savy, Deka e Sancho. Tutto questo senza rinunciare al graffiante e diretto stile che lo rende così unico tra i blog. Non perdetevi quindi i nuovi articoli del Sorvy, sempre che riuscirete a tenergli testa!
Tanti auguroni e in bocca al lupo da Face the Truth a tutti gli amici del Sorvegliato Speciale!
Snake & Spider