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lunedì, 28 novembre 2005
Prodi: "un patto di riforme forti": ma quali?

Romano Prodi e Francesco RutelliAl "Big Talk" della Margherita che si è svolto ieri, Romano Prodi ha parlato a tutto campo del futuro dell'Unione. Il Professore è ormai convinto di essere il capo del governo e quindi legittimato a dettare la linea politica dell'Italia.
Secondo Prodi, è necessario "un patto di riforme forti", capace di risollevare il Paese dall'infausta gestione del malefico Berlusconi.
Ancora una volta Prodi dice tutto e niente. Che senso ha dire: "patto di riforme forti" senza indicare quali? Cos'ha intenzione di realizzare l'Unione se sarà al governo?
In realtà non si può fare una proposta ai cittadini-elettori senza dire: "farò questo, quest'altro e questo ancora"! Ancora una volta l'Unione si dimostra eccellente solo nella retorica, nei vuoti proclami, nell'astio contro Berlusconi e nella critica al suo governo.
Per lo meno, l'Unione può criticare un governo che, al di là dei giudizi negativi o positivi che su di esso si possono formulare, ha realizzato più riforme di tutte le passate legislature dell'Italia repubblicana. E' meglio essere criticati per ciò che si fa, piuttosto che per ciò che non si fa.
Berlusconi, nel 2001, ha messo le cose in chiaro: ha presentato i contenuti del programma della Cdl, elencandoli e descrivendoli minuziosamente agli elettori. E soprattutto li ha realizzati in pieno. Questo è realismo, questa è coerenza e concretezza.
Allora mi chiedo ancora una volta: che cosa vuole fare Prodi? Vuole continuare a criticare e insultare Berlusconi senza presentare uno, dico un solo, punto programmatico? Vuole continuare a paventare l'imminente catastrofe del Paese con toni apocalittici e austeri?
L'elettore di centro-sinistra dovrebbe davvero riflettere. Non è certo rassicurante una tale linea politica. Non giova a nessuno una critica astiosa dell'operato altrui.
Soprattutto c'è da preoccuparsi per il futuro dell'Italia: in cosa dobbiamo sperare? In aumento delle tasse? Credo proprio di sì. Il Professore infatti, sembra sempre più incline a prestare ascolto alle linee politiche di Rifondazione comunista.
Ma tutto ciò riguarda sempre la sfera delle possibilità, non riguarda certamente un tema esplicitato dallo stesso Prodi: in alte parole, se può essere facile desumere dalle dichiarazioni dei leader dell'Unione quali possano essere le loro impostazioni programmatiche, è invece impossibile gettare luce su cosa in concreto l'Unione ha intenzione di fare una volta al governo.
Ancora una volta Prodi si dimostra sempre più inadatto a guidare il centrosinistra.
Intanto, tra un insulto a Berlusconi e una qualche vaga dichiarazione di "intenti", aspettiamo che arrivi il programma dell'Unione.
Sempre che arrivi.

Snake

Postato da: facethetruth a 08:33 | link | commenti (6)

giovedì, 24 novembre 2005
Prodi rimanda il nucleare al 2025 e risolve la crisi energetica coi pannelli solari

Una centrale nucleareSono recenti le dichiarazioni di Romano Prodi relative al problema energetico italiano. Un problema da non sottovalutare, visto quanto accadde alcuni anni fa, quando un enorme black-out mandò in tilt tutta l'Italia.
Secondo Prodi, è meglio pensare al nucleare tra vent'anni, poiché per ora sarebbe sufficiente l'energia eolica e solare.
Ma che senso ha bandire tout-court il nucleare se ad esempio vi sono Stati confinanti con l'Italia, come la Francia, che hanno decine di centrali nucleari?
Proviamo a pensare che succederebbe se si verificasse in Francia un disastro delle proporzioni di Chernobyl: forse resteremmo immuni dagli effetti distruttivi in virtù del fatto che da noi non vi sono tali centrali?
Senza contare che un'ampia percentuale della nostra energia elettrica è importata proprio dalla Francia.
Il nucleare in Italia, lungi da essere liquidato e "rimandato" al 2025 dal Professore, è una possibilità da prendere in considerazione. E' inutile far finta che in Italia il costo dell'energia elettrica non costituisca un motivo di preoccupazione: ce ne rendiamo conto sulle nostre tasche. Ed è altresì un problema connesso alla possibilità di crescita del nostro settore industriale, che grazie a costi energetici inferiori, potrebbe ampliarsi notevolmente.
Nessuno dice che non debbano essere prese in considerazione anche altre fonti di energia: va bene l'energia eolica, va bene l'energia solare, ma, francamente, da sole non sono sufficienti a risolvere la questione energetica. Ovvio che sarebbe bello avere sempre a disposizione energia pulita, rinnovabile e a basso costo, ma si sa, non viviamo nel migliore dei mondi.
Oggi le centrali nucleari sono certamente più sicure rispetto a quelle del 1986 e un paragone piatto tra Chernobyl e il presente si rivela anacronistico dal punto di vista tecnologico, se pensiamo ai ritmi accelerati con i quali avanza il progresso scientifico rispetto ad altri settori.
La frettolosa scelta dell'Italia di bandire il nucleare nel 1987, comprensibile se si guarda all'ondata di paura suscitata da Chernobyl, oltre che ad essere stata mal gestita (si pensi al problema della dismissione delle centrali stesse e allo smaltimento dei rifiuti radioattivi), ha messo l'Italia nelle condizioni di dover dipendere maggiormente dall'estero.
Rimandare addirittura di vent'anni la questione non produrrà alcun vantaggio. Come si fa poi, come dice Prodi, ad essere sicuri che fra 20 anni la tecnologia nucleare sarà totalmente sicura? A parte il fatto che è sempre difficile prevedere i tempi del progresso tecnologico, che è sì veloce, ma con ritmi discontinui, la totale sicurezza rimane sempre un'utopia.
Ci auguriamo che si apra in Italia un serio e ragionevole dibattito sul nucleare, che rifugga da inutili posizioni preconcette e che sappia sciogliere i nodi più controversi.

Snake 

Postato da: facethetruth a 16:57 | link | commenti (4)

mercoledì, 23 novembre 2005
In vista delle politiche

EmblemaVi siete accorti che man mano si avvicinano le elezioni gli spazi elettorali diventano angusti e molto stretti? Sicuramente ad un attento osservatore non sfugge che i partiti (di sinistra) travalicano e invadono altri territori al di fuori di quelli tradizionalmente usati in politica. Così lo scontro tra i due schieramenti diventa duro e senza esclusione di colpi. Va da se’ che i colpi “bassi” si susseguono e s’intensificano man mano che ci si avvicina al 9 di aprile.
Se la CDL ha prospettato agli Italiani dei programmi (credibili o meno) l’Unione brancola nel buio più profondo dissentendo da tutto ciò che propone il centro destra. Anche sui capelli di Berlusconi che li vorrebbe colorati di rosso e non biondi-castani. Sembra, l’Unione, un alveare con un brusio discontinuo di una lotta serrata, nella quale si contendono l’egemonia del potere interno e del futuro governo. Dicono che Berlusconi le ha tentate tutte  per risalire la china, ma loro non hanno nemmeno iniziato a salire. Dicono che   abbia violentato la Costituzione e gli Italiani, e con la modifica della legge elettorale abbia scombussolato i piani dell’Unione con il premio di maggioranza. Di vero c’è che Prodi è sempre disorientato come lo sono i suoi fedeli. Asseriscono - quelli dell'Unione -  che Berlusconi abbia voluto la testa di Follini , che le riforme renderanno più instabili i prossimi governi futuri, che il premier cerca di liberarsi del “fardello” Iracheno e che vuole ingraziarsi il popolo dell’arcobaleno, lascito del movimento no-war.
Ma quali fregnacce vanno a parare questi della sinistra? Sapevo che il “popolo delle menzogne” ne sciorinava a iosa ma non fino al punto da sconfinare in un pragmatismo così calunnioso.   Dicono che la Cdl abbia varato una Finanziaria vendicativa nei confronti di quelle regioni e degli enti locali che hanno scelto il centro sinistra, e che abbia tagliato apposta i fondi. Ma vogliamo scherzare? Possibile che si usi la politica fino a tal punto? Ed i sindacati? Mammamia del cielo! Io che lavoro da trentacinque anni nel pubblico impiego ed ho pagato la tessera per un decennio (e me ne pento amaramente che, con quei soldi, avrei realizzato un banchetto ogni mese) mi trovo oggi ad avere gli stessi diritti e doveri dei non iscritti vita natural durante. In pratica ho versato dei soldi per incrementare lo stato d’assedio dei sindacati contro il governo (di centro destra) e far lievitare la propaganda favorevole al centro sinistra. Dio mi perdoni. Ma chi è senza peccato…
C’è stato l’aumento dei dipendenti scolastici e non bastava, quello dei metalmeccanici e non bastava, e così via che, se lo stato avesse fatto dei ponti d’oro li vorrebbero di tutt’altro metallo.
Bertinotti ha fallito con le primarie nel tentativo di spostare “a sinistra” il programma degli Unionisti, mentre Prodi , con le sue dichiarazioni deliranti, si è inimicato in qualche modo la Margherita. Il tentativo di Bertinotti ha favorito Prodi che da “unto del popolo” ha anticipato interventi di programma da camicia di forza. Però in fatto di politica estera condanna la guerra in Iraq ma non sposta un baffo per quella in jugoslavia e in Afghanistan, e dice di voler rinsaldare i rapporti con gli USA come se Berlusconi se ne stesse a casa sua col pigiama e le pantofole a guardare la televisione. Si ferma a lungo sul “caso Calipari”, con l’appoggio del Manifesto e della  mummia imbalsamata  liberata dai servizi segreti.
L’alveare disordinato del centro sinistra  non cita programmi, non cita il da farsi, si preoccupa solamente di collocare i ministri anticipatamente nei ministeri, per esempio Treu in pol-position sul dicastero del Lavoro ecc.  e preparando controriforme anti-Berlusconiane cancellando la Bossi-Fini e modificando tutte le altre. 
E’ questo che intendono fare i prossimi papabili del centro sinistra? Riflettiamoci un attimo, in tutta serenità. Si cambia una strada sicura per un'altra incerta? La ragione dice di no, in caso contrario diamoci pure la zappa sui piedi. Ce lo saremo ampiamente meritati.

Spider

Postato da: facethetruth a 12:10 | link | commenti (2)

martedì, 22 novembre 2005
I due Presidenti

Oscar Luigi ScalfaroParlo di Cossiga e di Scalfaro, del primo che ha offerto agli Italiani una “Mansarda” e del secondo che si è salvato dagli strali di mani pulite. Ovviamente Cossiga ha un caratteraccio suo, inimitabile, capace, intelligente, coerente e testardo e onesto, da sardo. Ed è stato fuori da sospetti di corruzione come lo è stato Scalfaro negli anni in cui sedeva a Palazzo Madama. Ora mi sorge il dubbio, legittimo e sono certo condivisibile. Scalfaro non fu indagato per la sua alta carica di Presidente della Repubblica, anzi fu rispettato proprio per questo. Un rispetto che è continuato dopo negli anni da senatore. Perché? Ma è facile, facile, secondo il mio punto di vista. Egli da furbo matricolato ed opportunista incallito si è buttato a sinistra e si è guadagnato la stima della magistratura che, come sappiamo, ha una certa antipatia per la destra. L’ha scampata, dunque, il Presidente, ed i cento milioni scomparsi? Ma forse saranno andati in beneficenza; e che beneficenza! Tanta e abbondante da indurre qualche togato ad insabbiare il caso.
Vedo spesso Scalfaro in atteggiamento “Presidenziale” davanti alla tivù, sciorinare dei discorsi contro la destra con un accanimento che lascia sconcertati e perplessi. Ma non era di destra un tempo il Presidente? Naturalmente si sente protetto da sorprese ed indagini poco gradite. Ma a parte il caso increscioso, pecca di stile e di orgoglio. La paura lo ha ridotto ad un elemosinante politico di basso profilo e di dignità. “Non ci sto”, diceva allora, ma a cosa? Sicuramente ci sta al compromesso, all’ambiguità degli intenti, per un inciucio mal combinato.
Fortunatamente il predecessore Cossiga è tutt’altra pasta. E’ stato Ministro dell’Interno negli anni oscuri del terrorismo, senza farsi prendere dall’orgasmo, e con capacità e discernimento ha saputo gestire un Ministero estremamente difficile. Da gran giurista, senza eguali, ha applicato imparzialmente le leggi dello Stato, rivelandosi un grande ed esemplare democratico. Da Presidente non si è mai nascosto dietro i “Non ci sto”, è sempre partito lancia in resta contro chiunque avesse in animo di violare le leggi. Non ha optato né per  l’una né per l’altra parte, è stato sempre obiettivo e indiscriminante, non ha mai fatto distinzioni, si è comportato da Presidente di tutti gli Italiani.
Ed oggi l’Oscar delle menzogne peregrina in qualche trasmissione masticando niente, assecondando i vari Fassino, Rutelli, Prodi, tutta l’armata risorta dal muro di Berlino, in cerca di nuove glorie e di balordaggini rimembranti un passato da pecora.  
Se Scalfaro impersonava il “non Presidente”, ricostruendo la Corte Costituzionale e il CSM con toghe colorate del rosso più acceso, sputando sul piatto ove aveva mangiato per anni, Cossiga si manteneva fedele ai suoi ideali anteponendo agli interessi personali una marcata e sincera democrazia.

Spider

Postato da: facethetruth a 17:17 | link | commenti (3)

lunedì, 21 novembre 2005
Opportunità religiosa

Romano ProdiNei confronti della chiesa il centro sinistra si comporta di conseguenza: è quasi inutile ripetere l’opportunismo che ostenta a seconda del vento che spira. Possibile che non abbia una coerente opinione sul laicismo ed i suoi derivati? Non mi meraviglia più il solerte Fassino che si sbriga a sostenere ed ad avallare le dichiarazioni del Cardinale Ruini sull’intervento della finanziaria per le famiglie e si indigna ferocemente quando lo stesso prelato condanna in modo assoluto l’aborto in tutte le sue forme. Facciamo finta di ignorare le posizioni di Boselli e Capezzone sul laicismo esasperato e sui propositi aleatori di cambiare il Concordato, ma non possiamo essere indifferenti sulle dichiarazioni di Casini quando difende lo stesso cardinale Ruini, esprimendo un concetto leale di fedeltà e coerenza sui principi che ispira la CDL nel sostenere il clero e rispettare le sue opinioni: qualunque esse siano. Anche quelle che possono suscitare qualche contrarietà. Certamente! Bisogna accettare le critiche, anche di un Pinco Pallino, di Tizio, Caio e Sempronio. Si fa per dire. Bisogna ammettere che “certuni” (come diceva il Manzoni - a me sempre caro - ), del centro sinistra hanno a cuore altre sette di religione per nulla civili e moderne. Di questi in passato e nell’ora presente, non hanno avuto alcuna difficoltà a stendere tappeti e ponti d’oro a “figuri” (sempre citando il Manzoni) d’oltre oceano, quando hanno avuto la sfrontatezza di calcare il sacro suolo d’Italia.
E la Chiesa non può esprimere una normale presa di posizione sulla politica e le leggi emanate dal Parlamento? Per carità, chi vuol credere creda, i tempi del potere temporale sono assai lontani. Lo spirito nutre in modo diverso dal cibo ma il centro sinistra mangia senza sapere che cosa. Giungerà mai la Colomba sopra le loro teste? Penso che scapperebbe via per i cieli infiniti.
E Prodi che è un dichiarato osservante militante cattolico prega il Signore di notte e lo rinnega di giorno? Mi viene in mente San Pietro ma tra l’uno e l’altro ce ne corre: a quei tempi non c’era un Bertinotti a dettare i tempi. Tuttavia mi viene da ridere immaginandomi la Mortadella col vestito da prete, che dico, da cardinale, anzi, facciamo addirittura da Papa.
La poca fede, la sete di potere, viaggiano gomito a gomito, ma io penso sia principalmente la malafede che anima l’opportunismo degli unionisti. Sicuramente non hanno mai letto il Vangelo quando Cristo disse: “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è Dio”. Una lezione di comunismo e, forse Cristo si sarebbe schierato col centro sinistra.

Spider

Postato da: facethetruth a 19:57 | link | commenti

domenica, 20 novembre 2005
Le priorità inesistenti

Logo dell'UnioneCome sempre, non posso fare a meno di riportare gli editoriali di Angelo Panebianco, che forse è l'unico editorialista del Corriere che non attacca l'attuale governo.
Dal Corriere della Sera on-line del 20/11/2005:

"Ci sono due modi di chiedere il voto ai cittadini: si possono indicare le quattro o cinque cose concrete che ci si impegna a fare nei primi «cento giorni» oppure si può presentare un «programma ». Con il primo modo ci si impegna a onorare il «patto di rappresentanza », con il secondo si solleticano generiche aspettative ideologiche senza assumere veri impegni. La ragione sta nei vincoli temporali: i governi sono per lo più innovativi solo nei primi anni della legislatura. Dopo di che è finita, o quasi. L'ombra delle elezioni successive diventa incombente e il resto del tempo viene speso in difesa, con la preoccupazione di non disturbare alcuna lobby che conti qualcosa (l'eccezione della riforma costituzionale varata dal centrodestra quasi a fine legislatura si spiega con la complessità del tema e della procedura). Perciò, i «programmi», generici documenti in cui le coalizioni mettono dentro tutto promettendo di intervenire su tutto, sono per lo più fumo negli occhi.

Nel centrosinistra, che si aspetta di vincere le elezioni, fervono i lavori programmatici. Ma da questo gran lavorio non è ancora venuta fuori l'unica cosa che conti: l'indicazione di quelle «quattro o cinque cose concrete». Naturalmente, esse non potranno consistere nel puro e semplice smantellamento delle leggi del centrodestra. Perché se così fosse, tenuto conto dei vincoli temporali sopra indicati, il centrosinistra dedicherebbe la parte che più conta della legislatura solo ad azzerare quanto fatto da Berlusconi senza realizzare nulla di proprio.
Ma per ora non sembra esserci nel centrosinistra consapevolezza del fatto che il voto vada chiesto su poche cose concrete. I Ds, ad esempio, stanno presentando la loro piattaforma programmatica (ancora in corso di elaborazione), piena di cose anche interessanti ma generica. Nessuno ancora sa quali siano i primi due o tre atti di governo che i Ds vogliono attuare in caso di vittoria. Né vanno meglio i piccoli partiti. Boselli e Pannella, ad esempio, hanno sollevato il tema dell'abolizione del Concordato ma non sembrano impegnati a chiedere al centrosinistra di mettere quel tema fra le «quattro o cinque cose da fare». Ma i piccoli partiti (vale per socialisti e radicali ma anche per Rifondazione, Verdi, eccetera) non dovrebbero solo agitare bandiere ma anche dire, ciascuno, quale cosa concreta pretendono (nel senso che in caso di rifiuto romperebbero l'alleanza) che la coalizione faccia una volta al governo. Chiarendo così quale sia il «valore aggiunto » della loro presenza.
Il sociologo Luca Ricolfi, in un recente libro, ha dimostrato che il tanto criticato «patto con gli italiani» di Berlusconi, proprio perché fatto di indicazioni concrete, consente di valutarne l'azione di governo in ragione di quanto ha attuato e di quanto no. Lo stile comunicativo di Berlusconi piacque a tanti elettori nel 2001 perché indicava cose concrete da fare. Il centrosinistra può non tenerne conto e puntare sulla genericità dei «programmi » confidando sul trend elettorale favorevole e sul fatto che a una parte dell'elettorato importa solo battere la destra. Già, ma che fare con quell'altra parte di elettori (molti dei quali delusi da Berlusconi) che chiedono invece cose concrete e precise? È possibile sfidare la loro domanda di concretezza senza essere puniti?"

Insomma, cari lettori, la parola d'ordine è "concretezza": solo con questa si va avanti, solo con questa si può valutare ciò che è e ciò che non è.

Snake

 

Postato da: facethetruth a 10:38 | link | commenti

sabato, 19 novembre 2005
Un articolo da non perdere

Militari Usa in Iraq
Oggi vi segnalo un ottimo articolo del mio amico Shark del Sorvegliato Speciale. Riguarda nuove prove sulla presenza di armi di distruzione di massa in Iraq e dei legami di Saddam Hussein con Al Qaeda.

Snake






Postato da: facethetruth a 07:36 | link | commenti (1)

martedì, 15 novembre 2005
La Corte Costituzionale non molla sulla finanziaria

Giudici CostituzionaliSono sempre stato un attento  osservatore della terrificante macchina della giustizia italiana. Macchina complessa, composta da innumerevoli ingranaggi, solitamente di una ben identificabile fattura (che lascio a voi immaginare), risoluta e inarrestabile nei suoi obiettivi.
Ebbene, la Corte costituzionale è parte di questa complessa struttura. In essa dovrebbe starci la créme dei nostri costituzionalisti, il non-plus-ultra dell'imparzialità e del rispetto del Diritto.
Nulla da eccepire sulla preparazione giuridica dei membri del Sommo consesso, per carità. Ma tutta la preparazione giuridica di questo mondo non serve a nulla se mancano imparzialità e neutralità politica. Si badi bene, questo non è un problema che affligge solo la Consulta, ma anche tutto il resto del sistema della giustizia. Tuttavia è bene per ora non uscire dal seminato e concentrarsi sulla Corte costituzionale.
Infatti quest'ultima ha da poco bocciato la finanziaria del 2004 riguardo alla presunta illegittimità dei tagli alle spese dei comuni e degli altri enti locali. Cosa viene contestato in sostanza? Secondo la Corte, attraverso la definizione e l'individuazione degli obiettivi sottoposti ad un ridimensionamento economico, viene inficiata quella che dovrebbe essere una prerogativa dei comuni stessi. In altre parole, in virtù dell'autonomia dei comuni e degli altri enti locali, il governo non può stabilire quali siano i tagli da effettuare.
Ci sarebbe molto da discutere anche nel merito di tale sentenza. In primo luogo, infatti, l'autonomia degli enti locali, ai sensi della modifica del titolo quinto della Costituzione voluta qualche anno fa dal centro-sinistra, accentua quelle che sono le istanze normative degli enti locali stessi, come ad esempio la possibiltà di effettuare determinate scelte stabilite sempre nell'alveo dei regolamenti e degli statuti comunali. Ma effettuare determinate scelte nell'ambito degli statuti o anche nelle delibere, non significa avere carta bianca: è chiaro - e questo potrebbe anche solo intuirlo chiunque a rigor di logica senza scomodare dottrina o giurisprudenza - che la legislazione nazionale costituisce fonte primaria inderogabile dai regolamenti locali.
In secondo luogo la Costituzione non stabilisce che gli enti locali abbiano l'ultima parola su questo tema. La Costituzione sancisce infatti il principio di sussidiarietà (non ho voglia di spiegarlo, abbiate pazienza! La normativa la trovate dappertutto su Google!) in virtù del quale è già impossibile porre delle barriere o degli scompartimenti stagni.
Inoltre, se è vero che gli enti locali hanno autonomia finanziaria, essa riguarda le entrate e le tasse, non i target di spesa.
Ma la norma che è destinata a far cadere l'impostazione della Corte, o meglio a mostrare come sia davvero difficile stabilire con certezza come stanno le cose è la seguente: "La legge definisce le procedure atte a garantire che i poteri sostitutivi siano esercitati nel rispetto del principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione." Come dire: la Costituzione certamente affida agli enti locali ampie autonomie, ma lo Stato centrale ha comunque voce in capitolo.
E', come si può vedere, una questione molto difficile da sbrogliare, che lascia adito a giudizi derivanti dalle proprie inclinazioni politiche. Certamente se il legislatore del  2001 (di centro-sinistra) avesse definito con più chiarezza e meno ambiguità le relative competenze, sarebbe più agevole trarre le conclusioni.
E' altresì chiaro che in questo modo la Consulta, organo volutamente politicizzato già ai tempi della Costituente (proprio da Palmiro Togliatti nel 1946), ha mano libera nell'interpretare a proprio piacimento la norma.
Badate, non fatevi impressionare dal fatto che il presidente della Consulta sia uomo di destra: non è lui che fa la maggioranza, ma gli altri giudici di centro-sinistra.
Ed è buffo pensare come l'opposizione, che ha sempre accusato e biasimato il governo per la devolution e per un presunto smembramento dello Stato, lo additi come campione del centralismo!
Un'altra cosa che mi ha sorpreso è che si sia associata, da parte dell'opposizione e della stampa, la sentenza relativa a un caso del 2004 alla finanziaria del 2006: come sei contenuti fossero identici. Identici sono semmai i princìpi, ma anche se fossero illegittimi, la Corte stessa non farebbe in tempo a "mozzarli" prima della fine della legislatura: per cui, perché non si dovrebbe andare avanti nonostante tutto e nonostante l'ostilità della Corte che cerca ogni cavillo possibile per contrastare ogni azione del Governo?
Sono sicuro che se fosse stato il centro-sinistra a fare una finanziaria, il Supremo consesso non avrebbe aperto bocca.
Si potrebbe obiettare che magari quando sarà al governo il centro-sinistra vi potranno essere giudici di destra che possano contrastare le azioni del suddetto governo.
Ma forse sto sognando: giudici di destra? Che ridere!

Snake

Postato da: facethetruth a 17:56 | link | commenti

sabato, 12 novembre 2005
Grazie ragazzi

I nomi dei caduti di Nassiriya

Oggi ricorre il secondo anniversario della strage di Nassiriya. Ogni parola o commento, in questi casi sono forse di troppo. Possiamo solo ringraziare queste persone che hanno perso la vita per aiutare un paese bisognoso. Con la consapevolezza che il loro sacrificio non è stato e né sarà vano.
Grazie ragazzi.

Snake & Spider

Postato da: facethetruth a 15:33 | link | commenti

Berlusconi: case per tutti i poveri, ma l'Italia deve lavorare di più

Silvio BerlusconiNon posso fare a meno di riportare un altro articolo del Corsera, che come sempre, viene pubblicato in sordina. Si tratta di un ambizioso progetto del Presidente del Consiglio Berlusconi, che prospetta importanti novità nel campo dell'edilizia destinata ai più bisognosi: insomma, le case per i poveri. Queste notizie, che sono davvero rilevanti per il Paese, trovano sempre più poco spazio nel Corriere, ma ormai, come del resto ho spiegato nel precedente articolo, ciò non dovrebbe più stupire, ma anzi dovrebbe essere considerata la norma.
Ecco l'articolo, che riporta anche altre importanti informazioni:

"SORRENTO - «Stiamo lavorando a un grande progetto per costruire abitazioni per tutti. È qualcosa di assolutamente possibile, di realistico che non richiede molto tempo. Lo comunicheremo negli ultimi mesi della campagna elettorale». È quanto ha affermato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi intervenendo alla convention a Sorrento dei circoli azzurri. Berlusconi ha poi specificato che si tratta di dare delle abitazioni alla parte più bisognosa del Paese.

PENSIONI - Poi il premier si è soffermato sul tema delle pensioni: «Non ho fatto nessuna proposta, c'è una riforma che entra in vigore nel 2008, non posso cambiare un accordo politico fatto con gli alleati». Così Berlusconi, torna sulle dichiarazioni rilasciate qualche giorno fa sulla possibilità di lavorare fino a 68 anni. «Ho solo fatto un'osservazione generale riportando una proposta di Schroeder. Per avere delle ottime performances bisogna essere sulla scia di Paesi come gli Usa». In Italia, argomenta il premier, lavorano 4 italiani su 10, 1600 ore all'anno contro le 1700 all'anno degli Stati Uniti. «Dobbiamo convincerci che alcuni Paesi lavorano un bel pò di più. Noi amiamo l'edonismo e siamo diventati un pò edonisti: certi lavori non ci attirano più, non facciamo più il militare, non si trovano infermieri...» ha spiegato Berlusconi.

NIGERGATE - «Questi comportamenti sono antitaliani e irresponsabili» - Berlusconi ha successivamente così criticato l'atteggiamento della sinistra che - ha aggiunto il premier - ha cavalcato il caso Nigergate. «È assolutamente infondato che abbiamo dato delle motivazioni a Bush per fare la guerra. Non volevamo la guerra, abbiamo lavorato per evitarla. La sinistra, sostenuta da importanti giornali, con articoli e vignette. ha dato per certo che l'Italia abbia dato la scusa all'America. È assurdo», dice il premier.

EUROBUROCRAZIA - Quello dello sforamento del tetto del 3% nel rapporto fra deficit e Pil «non è un problema soltanto italiano. Molti sono i Paesi che sono al di là di questa soglia, chi sta al di sotto ormai è una eccezione» ha poi aggiunto Berlusconi. La burocrazia Ue, secondo Berlusconi, impedisce «manovre per rilanciare la nostra economia, obbligandoci a un frettoloso rientro sotto la minaccia di sanzioni»."

Snake

 

 

Postato da: facethetruth a 11:16 | link | commenti (1)