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giovedì, 22 dicembre 2005
Buone feste!



Face the Truth si ferma dal 22 dicembre al 9 gennaio per le festività natalizie. Ringraziamo tutti i lettori che ci hanno seguito in questi mesi, con l'impegno, da parte nostra, di tornare presto ad offrirvi altre novità. 
Snake & Spider augurano a tutti tanti auguri di buone feste!

Snake & Spider 

Postato da: facethetruth a 07:33 | link | commenti (2)

lunedì, 19 dicembre 2005
Simona Torretta e i "bei tempi" di Saddam

Simona TorrettaSpesso è davvero strabiliante notare come alcune persone riescano a distorcere la realtà. A raitre, per esempio ci riescono molto bene. Proprio ieri, sono capitato per caso (non seguo mai trasmissioni del genere) sul programma di Fabio Fazio "Che tempo che fa", che più che presentare il tempo atmosferico, ci propone sempre personaggi di sinistra. Fin qui nulla di strano, sappiamo bene che il suddetto programma è orientato a sinistra, come del resto l'intero canale.
Ad un certo punto, però, arriva come ospite Simona Torretta, col suo nuovo libro fresco di stampa. Ebbene, la Torretta è arrivata a sostenere che l'Iraq di Saddam era una sorta di "paradiso culturale", dove si poteva fare ricerca, studiare e sviluppare il pensiero scientifico. E' arrivata a sostenere pure che con l'arrivo degli americani occupanti, è stata cancellata per sempre una civiltà millenaria, una cultura straordinaria che è stata spazzata via senza alcun riguardo. La Torretta ha quindi palesemente evidenziato che la guerra in Iraq ha messo fine allo sviluppo culturale del paese.
Francamente queste parole hanno dell'incredibile: come si può arrivare a sostenere che la situazione irachena precedente l'arrivo delle forze occidentali fosse migliore solo perché era possibile fare ricerca? Forse gli occidentali avrebbero dovuto lasciare al loro destino milioni di iracheni solo perché alcuni intellettuali radical-chic come la Torretta avrebbero voluto dissetarsi alla fonte del sapere di un'antica civiltà? Che sviluppo scientifico e culturale serio era quello dei tempi di Saddam se non ha portato benessere alla popolazione e in termini concreti, incremento del Pil, sviluppo industriale o comunque una cultura liberale costruita sulla libertà di opinione?
La Torretta ha anche parlato delle scuole ai tempi di Saddam: sarebbero dunque meglio scuole di regime, magari ben costruite e con tutti i comfort, in luogo di scuole più semplici, ma libere e democratiche?
Sono, quelle della Torretta, illazioni prive di alcun realismo politico. Non è chiaro poi quale fosse, in concreto, lo sviluppo culturale dell'Iraq di Saddam. Certamente, la guerra ha fatto sì che molti siti archeologici e musei venissero saccheggiati e questo è senza dubbio una grossa perdita, dal momento che contenevano reperti dell'antica civiltà babilonese. Tuttavia, la Torretta non sa, o forse non vuole sapere, che già da alcuni anni e proprio sotto la direzione delle autorità italiane, è in corso il recupero e la conservazioni di questo straordinario patrimonio che è alla base della nostra civiltà.
Ma soprattutto, ora che ha scelto la strada della democrazia, l'Iraq saprà farsi strada anche nel campo scientifico e culturale. Ai tempi di Saddam la ricerca scientifica era subordinata alle istanze del regime e sappiamo fin troppo bene che se essa è vincolata al potere, apporta ben pochi benefici in termini di sviluppo del paese.
Simona Torretta ha posto come conseguenza della guerra, anche la fuga dei cervelli dall'Iraq. Ma sarà davvero un effetto a lungo termine? Siamo davvero sicuri che quei cervelli resteranno per sempre fuori dall'Iraq? E poi guarda caso, gran parte di essi sono negli Usa..
La Torretta ha mistificato la realtà al fine di criticare gli Stati Uniti e la guerra in Iraq. Avrebbe potuto farlo con argomentazioni serie basate su dati concreti e non pregiudizi ideologici.
Ma forse è chiedere troppo.

Snake

Postato da: facethetruth a 11:28 | link | commenti (5)

domenica, 18 dicembre 2005
Un malore per Sharon: ricoverato

Ariel SharonIl Primo Ministro Israeliano Sharon è stato colto da malore. Ecco l'articolo del Corsera del 18/12/2005:

"GERUSALEMME - Il primo ministro israeliano Ariel Sharon è stato portato all'ospedale di Gerusalemme Hadassah dopo essersi sentito male mentre lavorava nel suo ufficio. Le tv locali dicono che le strade intorno all'ospdeale sono state bloccate già prima dell'arrivo nella struttura del premier. Ariel Sharon avrebbe avuto un leggero ictus e, quando è stato ricoverato alla clinica universitaria Hadassah di Gerusalemme, aveva perso conoscenza. Secondo le tv israeliane, Sharon aveva lamentato un malessere e poco dopo essere stato portato in ospedale è tornato lucido.

I MEDICI: «E' COSCIENTE» - Il premier israeliano Ariel Sharon è cosciente e si sta sottoponendo ad esami medici. Lo ha detto Yuval Weiss, il vice direttore dell’ospedale Hadassah di Gerusalemme. «Ariel Sharon è stato portato qui intorno alle 20. E’ pienamente cosciente e si sta sottoponendo a esami medici», ha detto Weiss. Assistenti del premier israeliano hanno detto che i medici stanno accertando se si sia trattato di un ictus. La televisione di Stato israeliana ha detto che il premier israeliano non è in pericolo di vita ma che anzi «parla e scherza» con il personale medico dell'ospedale Hadassah di Gerusalemme, dove trascorrerà la notte in osservazione. Gli fanno compagnia in ospedale - ha aggiunto l'emittente - i figli Ghilad e Omri.

RAFFICHE DI MITRA A GAZA -
Ci sono state anche alcune espressioni di gioia nelle strade di Gaza, dopo che la popolazione ha appreso dell' improvviso ricovero in ospedale del premier israeliano Ariel Sharon. Il sito israeliano Ynet riferisce che miliziani armati sono scesi in strada e che sparano raffiche di armi automatica in segno di giubilo."

Voglio solo dire che le manifestazioni di giubilo in situazioni come queste perpetuano ignoranza e gettano discredito sul popolo Palestinese. Qualunque sia la nazionalità di una persona non si può condannarla a priori mistificando il suo operato. Nessuno vuole l'estinzione del Popolo Palestinese, io stesso rispetto e difendo le loro istanze. Ma sembra altresì disumano affondare l'operato di Sharon e peggio, augurargli una morte non dignitosa. Israele ha bisogno più che mai del nostro supporto. 

Snake
  

Postato da: facethetruth a 21:06 | link | commenti

venerdì, 16 dicembre 2005
L'Iraq sceglie la democrazia e archivia la dittatura

Una donna irachena che votaIl popolo iracheno ha finalmente scelto il proprio destino, la democrazia. E' un'emozione vedere come alta sia stata l'affluenza alle urne. Una partecipazione popolare quanto mai eterogenea: infatti molti pensavano che la componente sunnita non avrebbe preso parte alla consultazione, invece è accaduto il contrario. Quante parole negative sono state spese sulla possibilità di esportare la democrazia in Iraq, quante critiche alla coalizione di pace di stanza nel paese. E' stato spesso detto che le elezioni in Iraq sarebbero state inutili in quanto, oltre alla possibile scarsa affluenza, ci sarebbe stato il rischio, a causa dell'astensione sunnita, di spaccare in due il paese, con possibili scenari da guerra civile.
Quante sciocchezze! Proprio le elezioni di ieri sono servite a dare un colpo di spugna agli scenari catastrofici. La consultazione di ieri mostra invece la cifra di quanto ci sia bisogno di democrazia in Iraq, di quanto la gente brami libertà e diritti civili, politici e sociali. Pur essendo il concetto di democrazia un'elaborazione teorica dell'Occidente, non vuol dire, come sostengono molti benpensanti, che non possa trovare gradimento tra coloro i quali vivono sotto dittature e regimi sanguinari. Se la democrazia in sé, contiene beni altamente desiderabili e comunque preferibili ad altre soluzioni, non si capisce perché non possa essere adottata dalle popolazioni più disparate. Oltrettutto ogni stato può esprimere la democrazia in molti modi e se non fosse gradita, come spiegheremmo la grande affluenza alle elezioni di ieri, con la pressante minaccia, tra l'altro, di attentati e ritorsioni?
L'Iraq ha ora un grande potenziale umano e politico e deve proseguire per la sua strada, che certamente non sarà facile, ma intrisa di rischi di ogni sorta. E' importante che la sovranità appartenga e venga esercitata dal popolo, senza tentennamenti. 
Ma le elezioni appena conclusesi sono altresì uno schiaffo al terrorismo. Ora i terroristi hanno la prova di non possedere davvero alcun sostegno della popolazione. Ormai sono isolati e la loro è una battaglia da disperati: la loro sconfitta totale è questione di tempo e dipenderà dall'abilità del nuovo Stato nel perseguirli e anche se e in che misura questi riusciranno a garantirsi appoggi dall'estero. A questo punto mi chiedo se c'è ancora qualcuno che ha il coraggio di chiamarli "resistenti".
Dunque l'Iraq volta pagina e scrive una delle sue più belle pagine di storia nazionale, ma certamente, anche mondiale.
Viva l'Iraq e viva la democrazia!

Snake

Postato da: facethetruth a 12:20 | link | commenti

La sinistra tace.. ma non acconsente

Emblema del voto in IraqOra, oggi e domani e chissà, forse per sempre, un manipolo di ambigui opportunisti si starà mangiando le unghie per la vittoria democratica in Iraq. Ma via la permalosità! Ma che sospetti abbiamo da accampare sugli integerrimi unionisti? Vedrete quanto diranno su quelle elezioni. Come un copione scontato salteranno di palo in frasca sostenendo che avevano ragione quando dicevano che la democrazia non la si esporta con le armi ma la si conquista col libero voto. Carognette lo sono: forse che il libero voto lo si è ottenuto col loro intervento pacifico? E’ andato D’Alema a parlare ai Sunniti, ai Curdi agli Sciiti o, forse Prodi? Si sono visti in quelle città a predicare o, forse, sono stati i soldati americani e quegli italiani a creare caos e disordine in questi anni di guerra? Mi aspettavo qualcosa dall’opposizione, un grido crudele, una sentita rivendicazione, una scelta coerente, un qualcosa di concretamente significativo: nulla, tace, si defila, ma penso che abbia eruttato anche un po’ di vomito condito col fiele. Mi chiedo e ci chiediamo, a parte le ragioni politiche, hanno almeno un po’ di dignità personale? Un ideale coerente? La verità è lampante, da sempre ripetuta fino alla noia. Le parti “omogenee”, “unite”, devono, per forza combaciare per non smentire il pensiero dell’altro. E’ un domino assai fragile tenuto insieme dai compromessi, dalle bugie, e dagli accomodamenti quotidiani. Verrebbe da dire “come tira il vento”.  Il vento stesso che al minimo soffio butta giù il palazzo.  Almeno, almeno, si accorgano dove stanno a sguazzare, se non altro ne sentano l’odore per salvare un residuo di autostima. Ma loro sono ferratissimi alle brutte figure, hanno frequentato corsi e lezioni di “voltafaccia”, di “opportunité”, poiché, si sa, le università quale colore preferiscano. Ma non mi lascia sconcertato per nulla questo loro silenzio, anzi è il segno confermato (se ce ne fosse bisogno) della rabbia latente e impotente che avvolge l’Unione. Comunque bisogna essere disfattisti, pessimisti, inneggiare al nero scuro, imbucare il buioso tunnel per sfuggire alla luce accecante della democrazia: è questo che vogliono Prodi e Compagni? E perché tutto questo? Facile facile, ottenere con ogni manovra possibile, vendendo, svendendo, barattando, proclamando, qualunque merce pur di ottenere il potere. Ed una volta al governo? Chiudo stendendo il famoso e risaputo pietoso velo per chi tace senza consenso.

Spider

Postato da: facethetruth a 08:33 | link | commenti

giovedì, 15 dicembre 2005
Attenti alle euro-patacche!

Le due monete a confrontoDal 1 gennaio 2005, la Turchia ha una nuova moneta, la "nuova lira turca", Yeni Turk Lirasi, che sostituisce la vecchia lira ,hyper, svalutatissima. 
Quando si guarda la nuova moneta di 1 lira (clicca qui per avere l'immagine ingrandita), ci si accorge che somiglia stranamente ai 2 euro. Se si paragonano queste 2 monete si constata che hanno esattamente la stessa apparenza, un anello di nickel che cinge la parte centrale in rame, e quasi la stessa dimensione. 
Parimenti, un lato riporta, come molti euro, una testa, si tratta qui di Ataturk, come gli euro ci mostrano il re della Spagna, il re dei belgi, Dante, ecc.). La sola differenza è che al posto del 2 c'è un 1. Ed ancora può notarsi che questo 1 è graficamente molto vicino al 1 del locale di 1 euro.
La lira turca vale circa 50 centesimi di euro
La somiglianza permette di utilizzare la moneta, in tutta la zona euro, traendo dei sostanziali benefici, dunque. 
Quindi, siate prudenti, e verificate che quando vi viene dato di resto una moneta da 2 euro, non si tratta di una lira turca, perché hanno cominciato la circolazione.

Insomma, occhi aperti, perché si tratta di una faccenda potenzialmente seria. Stupisce il fatto che l'Unione Europea non abbia finora mosso un dito sulla questione. Sembra di tornare al Medioevo, ma in termini opposti: a quei tempi, infatti, era l'oro delle monete arabe che rimpinguava la povera Europa, ora potrebbe accadere l'opposto, cioè che i Turchi (sia ben chiaro, non ho niente contro di loro!) ci riempiano di monete apparentemente simili alle nostre, ma con un valore inferiore.  

(Un grazie a Simonetta per avermi fornito il materiale!)

Snake

Postato da: facethetruth a 15:24 | link | commenti

martedì, 13 dicembre 2005
L'arroganza senza limiti di Prodi

Romano ProdiCi risiamo. Romano Prodi torna all'attacco e tanto per cambiare ne spara una delle sue. Anche in questo caso, i nostri giornali presentano la faccenda con toni attenti, seri e preoccupati, a dimostrazione del fatto che se parla Prodi, qualunque cosa egli dica, viene considerata come un verbo sacro. Ma non è di questo che desidero disquisire, anche se tale problema meriterebbe un post a parte.
Ciò di cui intendo parlare riguarda il merito delle affermazioni del Professore. Infatti è convinto che la Cdl stia minacciando Ciampi, esercitando pressioni pesanti affinché la legge elettorale possa passare. Prodi le prova proprio tutte per scavalcare la normale e legittima dialettica parlamentare: prima mobilità la piazza, poi passa direttamente al Presidente della Repubblica, lui, che non ha alcuna carica istituzionale: è forse un deputato? E' forse un senatore? E' forse un membro di una qualche autorità statale?
Colpisce il fatto che si parli di minacce: quali sarebbero queste minacce? A me pare che Prodi stia facendo il solito giochetto che è solito fare sul tema del programma dell'Unione. Prima proclama con toni apocalittici catastrofi e sciagure imminenti, poi farfuglia dichiarazioni generiche e prive di contenuti. Per cui siamo di fronte allo stesso copione: fiumi di inutili parole, senza alcuna sostanza. Aspettiamo quindi, da oggi, oltre al programma dell'Unione, anche il contenuto concreto delle minacce della Cdl a Ciampi.
Non si capisce, poi, perché mai il governo dovrebbe minacciare Ciampi, dal momento che, nel caso si rifiutasse di firmare la legge, sarebbe costretto comunque a promulgarla, come vuole la stessa Costituzione. Allora dove sta il senso delle minacce? E' proprio quest'ultima constatazione che fa cadere l'intero castello di parole costruito da Prodi, senza contare il fatto che, come si diceva in precedenza, non ha dimostrato quali siano le minacce.
Ci ha pensato come sempre Sandro Bondi a tenere testa al Professore, dichiarando con la sua consueta pacatezza:  «Ancora una volta torniamo ad invocare un giurì d'onore per stabilire il grado di veridicità delle gravissime dichiarazioni rese da Romano Prodi». «Sono - prosegue Bondi - affermazioni talmente incredibili delle quali il professor Prodi dovrà rendere conto al più presto di fronte al Parlamento e al paese».
Ma possibile che nessuno, tra i leaders del centro-sinistra, si renda conto di quanto sia incredibilmente inadeguato uno come Romano Prodi a guidare una coalizione che si propone di guidare il nostro Paese?

Snake 

Postato da: facethetruth a 15:49 | link | commenti (5)

lunedì, 12 dicembre 2005
La disfatta silenziosa

Il simbolo dell'UnioneRiporto un ottimo articolo di Paolo Guzzanti pubblicato sul Giornale on-line del 12/12/2005:

"La vicenda della Tav lascia nudi Prodi e le anime belle della sinistra cosiddetta riformista che tace per mancanza di coraggio, presenza e speranza. Chi ha presenza è la sinistra un po' squadrista, un po' anarchica e un po' provinciale e valligiana, trattata come carne da macello politico. E chi invece sta vincendo a mani basse, una volta tanto, è il governo che ha risposto con due armi: ragionevolezza e determinazione. Ragionevolezza nell'affrontare il problema raffreddandolo e aprendo tavoli di discussione sull'impatto ambientale, determinazione nel ribadire che la Tav è decisa, si farà e si farà bene. Dunque bene il governo che sa usare ragione e fermezza rifiutando gli scontri, bene in un certo senso i ribelli, ma male, malissimo, zero spaccato a una sinistra riformista di preteso governo, pavida e invisibile.
Giustamente ieri a Sant'Antonino dove si è svolta la grande assemblea, il presidente della Comunità montana Ferrentino ha protestato per il silenzio di Prodi e Fassino: chi li ha visti? Che cosa pensano? Che cosa faranno?
Buio completo. Suggeriamo, è il nostro ostinato contributo, di convocare Prodi a una seduta spiritica con piattino e carta geografica. L'ha già fatto una volta dando un indirizzo sbagliato, potrebbe farlo stavolta dando almeno un indirizzo politico. Ma per darlo dovrebbe smentire se stesso, visto che era un fautore dell'alta velocità e oggi vede che la gente che manifesta contro l'alta velocità è proprio il suo elettorato.
Dunque gli sviluppi della Tav forniscono una indicazione drammatica sulla coalizione che vorrebbe guidare il Paese.
E l'indicazione è questa: la sinistra riformista che inorridisce di fronte alla violenza e agli insulti contro le istituzioni conta meno di niente, non ha leadership, è un'appendice della massa di manovra colorita e spesso eversiva che si raccoglie sotto le etichette di un generico movimento che da oltre quarant'anni prende a pugni e insulti la democrazia. Oggi il bastone, anzi il manganello, di comando sta in mano a loro: agli squatter, alcuni verdi e le truppe speciali dei centri sociali. I riformisti italiani, perplessi, bevono l'aperitivo e guardano dalla finestra. Quelli che agitano le masse, come si diceva una volta, fanno bene il loro mestiere: sfidano la legalità e mettono in crisi l'ordine pubblico sperando nella carica della polizia, nel ferito, se possibile il morto, come a Genova. Fanno il loro mestiere, ma il governo che ha agito con senso dello Stato ha fatto meglio ancora. Ed è ovvio che proprio l'intelligenza governativa sia stata vissuta dalla sinistra rivoluzionaria come una sconfitta determinata dall'assenza dei suoi pretesi leader, invitati persino a ravvedersi dall'eresia di fautori dell'alta velocità. Quelli però non si ravvedono perché in cuor loro la vogliono, l'alta velocità. Solo che non trovano il coraggio di dirlo e così stanno perdendo la faccia perché dimostrano ad un elettorato mantenuto al calor rosso da una propaganda falsa ed eccitante, di essere solo dei banali opportunisti pronti ad arraffare voti sia dalle bisacce della democrazia che da quelle dell'anti-democrazia secondo l'antica norma morale dell'«O Franza o Spagna, purché se magna». Tuttavia anche l'opportunismo ha le sue regole di decenza ed è quando l'Alberto Sordi italiano riscatta la sua pavidità davanti al plotone d'esecuzione che in questo caso è soltanto il principio di realtà: niente sangue, soltanto coraggio e chiarezza. Qui invece siamo di fronte alla disfatta in un silenzio che non è davvero quello dei forti. E gli elettori traditi se ne stanno accorgendo."

Paolo Guzzanti

Postato da: facethetruth a 16:15 | link | commenti

sabato, 10 dicembre 2005
Zarqawi torna alla feroce arma del sequestro killer perché si sente braccato

militanti dell'esercito islamico irachenoDal Foglio on line del 9/12/2005:

"Quel “maiale americano”
Baghdad. Con un comunicato dalle parole feroci, l’Esercito islamico iracheno ha annunciato ieri pomeriggio su Internet l’esecuzione dell’ostaggio americano Ronald Schulz, consigliere per la sicurezza del ministero dell’Edilizia: “Il criminale di guerra Bush continua con la sua arroganza, in quanto la vita degli uomini non ha valore per lui, se non la vita di quelli che servono le sue direttive criminali e aggressive. Vista la sua risposta irresponsabile, dovrà sopportare le conseguenze del suo atteggiamento: per questo abbiamo ucciso il maiale americano, consigliere per la sicurezza del ministero dell’Edilizia, dopo che è scaduto il tempo stabilito per rispondere alle richieste dell’Esercito islamico. Di seguito vi faremo avere foto della sua uccisione”.
A una settimana dalle elezioni del 15 dicembre per il primo Parlamento democratico dell’Iraq liberamente votato, la guerriglia intensifica così la sua sanguinaria campagna elettorale – ieri un attacco suicida su un autobus verso Nassiryiah ha causato una trentina di vittime – con l’evidente scopo di contrastare la presa crescente di tutte quelle organizzazioni sunnite che sinora l’avevano fiancheggiata, ma che ora decidono di entrare nel gioco democratico. Nel gennaio del 2005, infatti, la maggior parte delle organizzazioni sunnite aveva deciso di boicottare il voto per l’Assemblea costituente, ma, dopo avere verificato che la mossa era servita soltanto a diminuire la presa sulla stesura della Costituzione, l’atteggiamento si è ribaltato. La scelta del boicottaggio derivava dalla convinzione che il processo costituzionale si sarebbe arenato e che la sua efficacia tra i sunniti sarebbe diminuita.
E’ accaduto il contrario. La partecipazione al voto di più di otto milioni di iracheni e l’apertura dimostrata da curdi e sciiti hanno spinto non soltanto tutti i partiti sunniti, ma anche alcuni gruppi di guerriglia, a partecipare prima al voto per il referendum sulla Costituzione (naturalmente votando “no”) e ora al voto per il Parlamento. La politica di “cassa di risonanza” della guerriglia e delle sue feroci imprese, seguita per più di un anno da molti sunniti, ha infatti dimostrato di non essere remunerativa e oggi i gruppi terroristi continuano le loro attività senza trovare più sponde neanche nelle organizzazioni più spregiudicate, come il Consiglio degli Ulema, oggi divise e frantumate.
Il vertice tra Bush e Rummy
L’isolamento politico non è sufficiente a depotenziare l’attività terroristica e i rapimenti, che perseguono l’obiettivo di un rovesciamento del governo democratico iracheno. Nelle mani delle bande terroriste vi sono ora ancora sei ostaggi occidentali: due canadesi, uno statunitense e un britannico, rapiti il 26 novembre, che lavorano per una organizzazione cristiana pacifista; un’archeologa tedesca scomparsa il giorno prima, e un uomo d’affari francese sequestrato il 5 dicembre. In totale, dall’aprile 2004 a oggi, gli stranieri dispersi o rapitisono una quarantina. L’Esercito islamico è stato tra i più feroci gruppi impegnati in questa attività: il 24 agosto del 2004 rapì Enzo Baldoni, uccidendolo due giorni dopo; il 28 agosto, rapì altri due reporter, i francesi Christian Chesnot e Georges Malbrunot, che rilasciò il 21 dicembre dello stesso anno. Tutte attività che hanno trovato in al Jazeera una formidabile cassa di risonanza, a seguito della decisione dell’emittente araba di trasmettere – nonostante le proteste non soltanto americane – i filmati dei rapiti incappucciati e seviziati.
Quando è arrivata la notizia dell’esecuzione di Schulz, si è svolta alla Casa Bianca una riunione tra George W. Bush, Donald Rumsfeld e il capo di Stato maggiore Peter Pace in preparazione del discorso sull’Iraq che il presidente terrà lunedì. Bush e Rummy hanno incontrato alcuni repubblicani e si preparano a vedere esponenti democratici per corresponsabilizzare il Congresso nella definizione del complesso calendario iracheno del 2006."

Snake

Postato da: facethetruth a 09:16 | link | commenti (2)

mercoledì, 07 dicembre 2005
Il piano del governo per l'edilizia popolare: ecco il programma

Case popolari in costruzioneAlla faccia di quanti gridavano alla propaganda elettorale, il governo Berlusconi scopre le proprie carte riguarda l'edilizia popolare. Già da qualche tempo, infatti, il premier Berlusconi aveva annunciato un programma di intervento a favore di chi è costretto a vivere in affitto. Ora è confermato: il piano c'è ed è Renato Brunetta, consigliere economico del premier, a rivelarlo in anteprima al settimanale Panorama.
Per esempio, coloro che pagano da 20 anni l'affitto per case ex-Iacp, potranno riscattare ad un prezzo simbolico la casa e diventarne proprietari: in altre parole, l'affitto pagato nel lasso temporale in questione, verrà considerato come una sorta di mutuo già saldato. Per cui, con la cifra di 5000 euro, pagabili anche retealmente la persona in questione diventerà proprietaria dell'immobile.
Inoltre, i ricavi delle dismissioni di questi alloggi (ricordiamo che sono circa un milione) resteranno a disposizione delle Aziende territoriali dei comuni e delle regioni che potranno costruire nuovi alloggi da destinare a chi più ne ha bisogno. Senza alcun costo per lo Stato.
Questo è solo un esempio del programma messo a punto da Renato Brunetta, con buona pace delle opposizioni.
Il problema della casa, in Italia, è un fenomeno da non sottovalutare, poiché circa il 20% degli Italiani vive sotto affitto, col perenne incubo dello sfratto. E i dati relativi alla costruzione di nuove case popolari non sono incoraggianti: infatti a causa di una legge del centrosinistra varata nel 1998, vennero eliminati dalla busta paga i cosiddetti contributi ex Gescal, che facevano affluire alle casse dello stato la bellezza di 3500 miliardi annui delle vecchie lire, tutti destinati all'edilizia pubblica.
Nonostante questa pesante eredità, il piano del governo pare aprire nuovi scenari.
La riuscita del progetto, però, dipende soprattutto dalle regioni, poiché il governo non può imporre (sarebbe incostituzionale) agli enti locali di vendere il proprio patrimonio Iacp. Ma se gli enti locali facessero ostruzionismo - il che francamente sarebbe poco sensato - la colpa non sarebbe certo del governo: allora gli stessi cittadini avrebbero modo di constatare chi siano i veri responsabili.
E' un programma che non può essere lasciato sulla carta e che deve essere attuato quanto prima.
Molti sicuramente storceranno il naso, considerando tale riforma solo un piccolo passo, ma fare un passo avanti è sempre meglio che restare fermi a parlare del nulla o a denigrare l'operato altrui.
Sempre che questo intervento sull'edilizia popolare non sia solo un piccolo passo, ma una vera corsa in avanti.

Snake

Postato da: facethetruth a 14:39 | link | commenti