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Ormai non ci sono più scusanti, il Corsera ha rotto gli argini. Per quanti ancora credono nella buona fede del giornale di via Solferino, si leggano questo articolo, sempre firmato da Marzio Breda. Sia chiaro: non ho nulla di personale contro Breda, lui fa il suo dovere. Quello che voglio sottolineare è che ormai l'Italia non possiede più un quotidiano indipendente. Si è molto parlato della faziosità dei media, adducendo al Cavaliere colpe che non ha, come ad esempio quella di possedere tre reti televisive che "tifano" tutte per lui. Ebbene queste tre reti, se si eccettua una di esse, hanno nel loro organico persone di sinistra.
Ciò che più sconcerta peraltro è proprio il mondo della carta stampata. E soprattutto, in questo caso, il nostro "amato" Corsera. Da supporter dei governi di turno quale era in passato, ora ha fatto la propria scelta. E Paolo Mieli, pur con il suo accattivante savoir faire, la sua correttezza e cordialità, sa il fatto suo e ha saputo, con grande astuzia e sapienza, spostare gli equilibri dalla sua parte.
E' chiaro che questa linea politica che va avanti da qualche mese, non potrà che giovare alla campagna elettorale di sinistra.
Si insiste ancora sul fatto che Berlusconi è presente in pressoché tutte le trasmissioni televisive. E allora? In tutti questi anni ha sempre scelto un basso profilo, defilato, con la consapevolezza che dedicarsi al governo del Paese fosse più importante che dedicarsi ai battibecchi mediatici. Ora che è tempo di riscuotere il suo credito mediatico, tutti alzano il polverone, come se gli esponenti di centrosinistra in 5 anni fossero rimasti nell'ombra.
E Prodi, che fa? Piange come una femminuccia, lamentandosi che il prepotente premier sfrutta tutti gli spazi televisivi. Evidentemente la femminuccia-Prodi non ha alcun elemento concreto da proporre ai suoi elettori, nessun programma, solo il suo catastrofismo e il suo odio contro Berlusconi.
La gente - e non mi stancherò mai di dirlo - ha bisogno di fatti, non parole. Berlusconi ha fatto più di quanto in 50 anni hanno realizzato i precedenti governi e può, senza dubbio, presentare serenamente al Paese quanto realizzato.
Con buona pace del nostro "amato" Corriere, che non credo potrò più riacquistare.
Snake
Dal Corriere della Sera on-line del 28/01/2005 (uno dei pochi articoli che vale la pena di leggere, si veda anche il grafico cliccando qui):
Perché questo non accada mai più.
Snake & Spider
La vittoria di Hamas alle elezioni nei territori palestinesi getta un cono d'ombra sui processi di pace tra israeliani e palestinesi. Un cono d'ombra nel quale è però possibile intravedere risvolti preoccupanti per il futuro. E' davvero ingenuo (o peggio se si tratta di malafede) credere in una normalizzazione di Hamas. La storia ci insegna che Hamas ha sempre dichiarato il non riconoscimento di Israele e soprattutto si è sempre servita di mezzi violenti per imporre i propri ideali. Preoccupante è per esempio il difficile rapporto con il partito Al Fatah, che già ai tempi della prima Intifada era quanto meno di grande contrasto. Durante la prima Intifada Hamas riuscì in qualche modo a strappare ad Al Fatah gli strumenti e le ideologie di lotta e ad imporre un proprio documento programmatico. Solo agli inizi degli anni '90 ci fu una sorta di colloquio tra i due partiti, che segnò una tregua momentanea. Fatto sta che Hamas riuscì anche ad incunearsi nei gangli della società civile palestinese sfruttando a suo favore una situazione molto particolare che vedeva l'opinione pubblica da un lato delusa dagli esiti negativi dei negoziati tra l'Anp e Israele e dall'altro la popolazione stessa desiderosa di uscire dalla terribile crisi economica e sociale aggravata dal totale isolamento dei territori stessi. Per cui Hamas sapeva bene che poteva tirare la corda solo fino a un certo punto: l'appoggio della gente non era poi così scontato, perché comunque nemmeno Hamas stessa era in grado di garantire una svolta nelle condizioni di vita della popolazioni estenuata.
E qui si innesta proprio l'incessante attività di indottrinamento da parte di Hamas: era chiaro ormai che, scartata momentaneamente la possibilità di scardinare gli uomini di Arafat dalle posizioni del potere, non restava che affidarsi ad un'azione "educativa" della popolazione. Non è qui il caso di discutere le relazioni di Hamas con altre correnti terroristiche anche estere, però si deve almeno considerare il fatto che questa organizzazione terroristica (perché è questa la definizione giusta) ha sempre utilizzato la violenza delle armi per intimidire e provocare.
E' sufficiente, per convincersene, dare un'occhiata a ciò che è successo qualche mese fa in occasione dell'abbandono da parte dei coloni israeliani di alcune colonie. Gli esponenti di Hamas misero a ferro e fuoco le sinagoghe, incendiandole e distruggendole, con un chiaro intento provocatorio. Oppure si può ricordare il lancio di missili nei territori israeliani effettuati poco tempo fa.
Tutto ciò è sufficiente per farci capire la gravità della situazione, tanto più perché viene a mancare il fondamentale contributo di Sharon. Tanti anni di faticosi negoziati finiti nel fumo, proprio ora che con la morte di Arafat pareva ci fosse stata una svolta.
Allora è lecito chiedersi perché Abu Mazen non abbia messo le carte in tavola appena salito al potere: dal momento che non ha mai voluto avere a che fare con Hamas, perché non ha cercato di disarmarla o metterla fuori legge? Mi rendo conto che una tale prospettiva non è facile da realizzare, anche perché il problema si è sedimentato col passare degli anni e richiederebbe misure di lungo periodo, ma ciò non toglie che qualcosa si poteva e si doveva fare. Se si è arrivati a questo punto è perché non ci si è mossi con decisione nell'isolare Hamas, permettendole addirittura di vincere le elezioni.
Evidentemente ancora molte sofferenze attendono israeliani e palestinesi. Possiamo solo confidare nel coraggio e nella determinazione di Israele nell'affrontare la situazione.
Snake
Ormai ci stiamo abituando allo scivolamento a sinistra del Corriere della Sera, per lo meno da quando la sua direzione è stata assunta da Paolo Mieli, uomo dichiaratamente di sinistra. Per chi avesse ancora dubbi, si legga questo articolo, firmato Marzio Breda. Immediato è l'attacco al Premier Berlusconi attraverso l'insulto. Secondo Breda, Berlusconi si sarebbe rivolto a Ciampi con un "forcing" che oscillerebbe tra "sgarbo, prepotenza e minaccia, con l'effetto di irrigidire il capo dello Stato nella propria posizione". A qualcuno non dovrebbe sfuggire che lo stesso armamentario di insulti ricalca quello prodiano, il Professore infatti qualche tempo fa accusava il Cavaliere proprio di minacciare il Capo dello Stato.
L'articolo in questione è ricco di spunti antiberlusconiani, che evidentemente mirano proprio a spostare l'opinione pubblica a sinistra. Sembra quindi che l'antiberlusconismo sia un ottimo esercizio per i giornalisti del Corsera. E guarda caso, più ci si avvicina al voto, più i toni diventano accesi, o meglio, di un rosso acceso.
Inoltre i titoli riguardanti la Cdl sono espressi in uno stile aggressivo, atti a suscitare un impatto negativo o perlomeno dubbioso nei confronti del lettore, mentre quelli relativi all'opposizione sono presentati in uno stile blando, attutito, quasi rassicurante, anche quando Prodi ne spara una delle sue.
Se il Corsera continuerà su questa linea, il futuro per l'imparzialità dei mezzi d'informazione subirà l'ennesimo colpo.
Chissà poi come saranno contenti Mieli & Co. se il centrosinistra vincerà le elezioni..
Snake
Update:
Un ulteriore conferma di quanto detto sopra la si può trovare su questo articolo di oggi sempre firmato Marzio Breda e sempre in relazione al rapporto tra Ciampi e Berlusconi sulla data delle elezioni. Sembra proprio che il Breda sia il portavoce politico del Corriere. Nell'articolo in questione il succitato giornalista parte alla carica giudicando in termini morali l'operato del Premier.
E' sempre più difficile riuscire a leggere il Corriere della Sera senza disgustarsi.
Snake

Innanzitutto le parole di Prodi non possono non contrastare con un dato di fatto: le tante ore spese dagli esponenti di centrosinistra in tv. Quante volte, nel corso di questi ultimi 5 anni abbiamo visto la faccia dei vari Fassino, Rutelli, Bertinotti ecc. sui teleschermi? E soprattutto, quanto spazio hanno fornito loro i media condiscendenti?
Alla luce di tutto ciò, risulta inequivocabilmente palese che Berlusconi non è apparso più di tanto nel corso di questi anni di legislatura di centrodestra, pur possedendo tre reti televisive e quindi è perfettamente legittimo, spendere ora, in campagna elettorale, questo "credito mediatico" in maniera netta. Quindi il Cavaliere non sta agendo in maniera scorretta, bensì accorta: negli ultimi 5 anni si è impegnato a governare, senza inutili chiacchiere in shows televisivi e ora, coerentemente, presenta agli Italiani il bilancio del suo governo.
Ed è doveroso nei confronti dei cittadini mostrare i risultati concreti raggiunti dall'esecutivo. Non è doveroso, invece, ma anzi, deprecabile, apparire in televisione per insultare, aggredire e offendere, come ha fatto l'opposizione durante questi cinque anni (tranne l'unica eccezione rappresentata da Bertinotti). Perché in tutto questo tempo il centrosinistra non ha fatto un'opposizione corretta sul piano formale e propositiva su quello sostanziale? E soprattutto perché, in vista delle imminenti elezioni, non presenta un programma di governo ai suoi elettori chiaro, concreto e sintetico? Abbiamo visto tutti la bidonata delle 250 pagine (sì, proprio 250!), che più che un programma sembravano un trattato sui massimi sistemi, criticato persino da parte del centrosinistra e che è il frutto della tanto blasonata "fabbrica del programma" varata con grandi proclami da Prodi.
Non è colpa certo di Berlusconi se i leaders del centrosinistra non hanno saputo attuare una efficace strategia mediatica e si siano invece persi nei vortici dell'odio e dell'inconcludenza. Ormai è tardi per rimediare ed è tempo di bilanci.
Snake
Sembrava cosa fatta, a detta di Romano Prodi, la costituzione del grande partito democratico che avrebbe dovuto raccogliere le forze dell'Unione. Ma è bastata l'opposizione Ds-Margherita per far abortire il progetto. Il Professore, a detta dei due schieramenti partitici, starebbe correndo troppo, in particolare secondo i Ds, tale scelta dovrebbe essere posticipata eventualmente a dopo le elezioni. Prodi dal canto suo appariva piuttosto contrariato per questa reazione. I motivi possono essere diversi. In primo luogo, la preoccupazione di Prodi scaturisce da due ben identificate concause: 1) per il fatto che non possiede un partito di provenienza e di riferimento, 2) perché la nuova riforma elettorale tende a indebolire la sua supremazia (a causa del proporzionale), facendo risaltare gli altri leaders di partito. Senza avere un partito di riferimento, Prodi è un leader dimezzato, capace di influire sulla vita politica dei membri dell'Unione solo in maniera superficiale. Da qui la preoccupazione del Professore e da qui l'opposizione dei suoi alleati, che evidentemente rimangono prudenti nel dargli carta bianca, preferendo rimarcare le proprie identità e soprattutto i loro posti di potere. Personaggi come D'Alema e Rutelli sono a capo dei partiti più importanti dell'Unione e in gioco c'è il loro futuro politico, che con un'accentuazione della leadership prodiana, subirebbe un affievolimento.
In secondo luogo, il progetto di un partito unico del centrosinistra non riesce a decollare perché la componente partitica è eccessivamente variegata. Anche in questo caso la recente riforma elettorale appare come un'occasione troppo ghiotta per i piccoli partiti, che in virtù di ciò vedrebbero un consistente aumento dei voti e dei seggi. Ma anche in assenza di tale fattore che potremmo definire "istituzionale", vi è comunque la profonda diversità ideologica che regna nel centrosinistra. Come mettere d'accordo Mastella con Pannella? Il primo non vede di buon occhio la questione dei Pacs e, più in generale, l'anticlericalismo della Rosa nel pugno, il secondo propende recisamente per l'istituzione dei Pacs e per una maggiore laicità dello stato. Vi è anche il non certo insignificante blocco della sinistra radicale, che ha un potenziale di ricatto notevole, che mal si concilia con i moderati della Margherita.
In sostanza l'Unione è tale solo di nome, ma non di fatto, a parte l'unità in nome dell'antiberlusconismo. Quale futuro dunque per il partito democratico? Non certo roseo, ma anzi nero. Certamente questo forfait di Ds e Margherita rappresenta una grande batosta per Prodi, alle prese peraltro, con un programma di ben 250 pagine avversato proprio dall'estrema sinistra.
La presunzione, poi, di chiamare "democratico" un partito che conterrebbe anche soggetti politici che fanno del comunismo la loro bandiera ideologica, è quanto meno un atto di arroganza.
Gli Italiani dovrebbero rivolgere la loro attenzione a come si presenta concretamente il centrosinistra alle prossime elezioni: con un programma-mattone privo di contenuti concreti, ma anzi volto a distruggere le riforme del governo Berlusconi, diviso su tutto, invischiato in beghe interne e col mondo degli affari, nonostante loro, con l'aiuto dei media accondiscendenti, distraggano l'opinione pubblica levando polveroni e decantando la loro supremazia morale.
Snake
Non ho nulla contro i gay, né tanto meno sulla loro libertà sessuale, anche se condivido il principio, non riferendomi a nessuna etica religiosa o morale, che la coppia uomo/donna è quella naturale in cui si può formare la famiglia procreatrice di nuovi esseri umani. Le coppie omosessuali, ahimè, non lo potranno mai fare. Su questo non ci piove e sfido chiunque, anche gli stessi gay a smentirmi. Inoltre aborrisco, senza condizioni, senza se e senza ma, una qualche forma di adozione da parte loro. Secondo il mio modesto, anzi ignorante punto di vista, sempre riferendomi alla naturalezza dell’entità umana, un figlio deve conoscere e formarsi con un soggetto maschio ed uno femmina per conoscere la diversità (sempre naturale) tra due sessi diversi. Se vogliamo essere sinceri lo stato di gay è anch’esso un fatto naturale improprio ma esiste e ne dobbiamo tenere conto nella società in cui viviamo. La realtà c’impone riflessioni profonde e meditate sia da parte nostra (eterosessuali) che da parte loro (omosessuali) senza porre veti discriminativi sulla libertà d’espressione, di circolazione, di idee o quant’altro. Ricordo (non sono più giovane ormai) che un tempo, nel mio paese di nascita, qualche ragazzo con tendenze diverse dagli altri veniva additato al pubblico ludibrio, costituiva una vergogna immane per lui e per la famiglia. Ricordo che taluni furono emarginati e costretti ad abbandonare il paese. Cose tristi, purtroppo, che, spero mai più abbiano a ripetersi.
La questione dei gay è sempre attuale, da quando taluni stati (vedi
Ora mi chiedo: ma quale governo serio e coerente potrà mai esserci sul suolo Italiano sotto la guida di Prodi? Chi ha orecchi per intendere..
"ROMA — Prima un attimo di sconforto: «Ecco, ci mancava anche questa...». Poi la decisione di non prestare il fianco a equivoci, intervenendo in prima persona. Romano Prodi non ha avuto esitazioni nel dissociarsi totalmente dalla manifestazione di domani in piazza Farnese, a Roma, durante la quale alcune coppie di fatto renderanno pubblica la loro convivenza in una sorta di «nozze simboliche».
TELEFONATA ALL'ARCIGAY - Con toni piuttosto eloquenti, il leader dell'Unione ha telefonato a Franco Grillini, presidente onorario dell'Arcigay e deputato diessino, comunicandogli di «non condividere nella maniera più assoluta» le modalità della manifestazione ed esprimendo «tutta la sua amarezza» per il rischio che iniziative di questo tipo possano esporre la coalizione a polemiche strumentali su quella parte del programma che prevede il riconoscimento giuridico delle coppie di fatto.
CONTESTAZIONE - Prodi ha anche contestato il contenuto della manifestazione: «È un inutile scimmiottamento dei matrimoni: non è certo con iniziative di dubbio carattere folcloristico che si affronta una questione così socialmente delicata». Viene da lontano la rabbia del Professore. Sono mesi che battaglia dentro e fuori la coalizione sulle coppie di fatto. Accusato dal centrodestra di sposare posizioni simili a quelle di Zapatero e costretto a faticose mediazioni con l'ala rutelliana dell'Unione (più sensibile alle istanze della Chiesa), Prodi, «assolutamente convinto della necessità di dare un riconoscimento giuridico alle coppie di fatto, ma nello stesso tempo contrario a matrimoni e adozioni gay», è riuscito solo di recente a trovare una formula condivisa dall'intera coalizione. Nella bozza di programma elaborata in dicembre nel seminario di San Martino in Campo, sostituito il termine «coppia di fatto» con «unioni civili», vengono sancite forme di riconoscimento più blande di quelle previste dal modello dei Pacs francesi, facendo rientrare la questione in un ambito più privatistico. Una mediazione difficile, che ha consentito a Prodi di incassare il via libera dei centristi dell'Unione, mantenendo agganciata l'ala più radicale. Ma ora la cerimonia di piazza Farnese rischia di riaccendere gli animi. «È assurdo che il dibattito si concentri solo sulle coppie gay, dimenticando che il nostro obiettivo è invece dare un riconoscimento a tutte le convivenze, la maggioranza delle quali sono eterosessuali»: nasce da qui la rabbia prodiana. Francesco Alberti"
Spider
C’era da aspettarselo. Il programma dell’Unione per le prossime elezioni politiche è sostanzialmente volto a cancellare le riforme fatte dal centrodestra e a paralizzare le eventuali future azioni di Silvio Berlusconi. Tuttavia stupisce già di per se il fatto che gli unionisti si siano dati un programma, anche se Rifondazione comunista e Verdi hanno già fatto sapere di avere delle obiezioni su diversi punti.
Si comincia con l’abolizione della legge Bossi-Fini, che in verità, non è altro che un rimaneggiamento dell’infausta legge Turco-Napolitano. Riguardo il tema dell’immigrazione poi, si vuole addirittura concedere il diritto di voto agli immigrati per le elezioni amministrative e abbassare il numero di anni necessari per ottenere la cittadinanza. Ma mi chiedo: a che serve avere il diritto di voto alle amministrative se questi immigrati non hanno magari un posto di lavoro o una casa? Per lo meno
Altro obiettivo del programma demolitore dell’Unione è la riforma del sistema elettorale. In questo caso il progetto è alquanto oscuro e nebuloso: infatti, se da un lato non si vuole ripristinare il maggioritario (cosa, invero, che approverei), dall’altro si parla di un “sistema elettorale che consenta una scelta chiara e consapevole, e che assicuri insieme la rappresentanza e la governabilità”: ma quale? Quali sono le caratteristiche di questo nuovo sistema elettorale? Sembra proprio di sentire una delle tante inconcludenti e generiche frasi di Prodi.
Un altro punto del programma unionista è quello relativo al ritiro delle truppe dall’Iraq. Verrà infatti proposto il ritiro immediato dei soldati, un po’ come fece Zapatero in Spagna. E riguardo questo punto non si può non constatare l’influenza della sinistra radicale, che come sempre impone i suoi dictat.
Riguardo l’obbiettivo antiberlusconiano, il centrosinistra ha pensato bene di creare un’authority per conflitto d’interessi: non una legge orientata ad affrontare la questione, ma addirittura un’autorità amministrativa indipendente, col potere di poter gestire le attività patrimoniali del malcapitato (ovviamente Berlusconi) attraverso una blind trust. Berlusconi quindi sarebbe sistemato: immaginate se al vertice di quest’autorità venisse posto (come è verosimile che possa accadere) un funzionario di sinistra..
E’ prevista anche la creazione di un “distretto culturale” che metta in comunicazione le varie realtà culturali italiane tra loro, ma in questo caso ci sarebbe l’opportunità per la sinistra, già ben infiltrata nei gangli della società civile e in ispecie, nel mondo della cultura, di pervadere e manovrare ancora meglio questo importante settore.
Infine c’è da segnalare, per quanto riguarda l'economia, la creazione di un comitato ad hoc per appurare l’entità del «disastro creato dal centrodestra».
Insomma, nel programma dell’Unione c’è tutto tranne che i contenuti concreti da realizzare. Se gli unionisti dovranno veramente passare il tempo a disfare ciò che ha fatto Berlusconi (e ne ha fatto di riforme!), aspetterà loro un grande lavoro. Con buona pace di Rutelli, che a suo tempo sottolineò l’inopportunità di arroccarsi su questa linea “di demolizione”.
Snake
Finalmente cade un altro luogo comune che riguarda la sinistra italiana: la loro "superiorità etica e morale". La vicenda Unipol e delle Coop rosse non lasciano adito a dubbi o ripensamenti. I Ds in particolare, non sono poi così candidi e immacolati come loro ci hanno sempre fatto credere (per chi ci credeva ovviamente). Il fiume di soldi che nel corso degli anni si è riversato dagli utili delle Coop rosse sul partito di D'Alema, con la connivenza più o meno celata dell'Unipol, la dice lunga.
La scena più patetica è rappresentata, a mio parere, dalle isteriche quanto ridicole reazioni da parte di Fassino e D'Alema. Entrambi hanno starnazzato a destra e a manca tentando di sviare dal discorso e sgattaiolare nel classico topos della calunnia da parte della destra. Tale strategia è stata adottata un po' da tutti gli esponenti del centrosinistra. In particolare si è gridato allo scandalo, alla calunnia alla diffamazione e all'insulto operati sistematicamente dal centrodestra.
Ma quale calunnia? Quale diffamazione? E soprattutto, quale insulto? Ma da che pulpito giunge la predica, verrebbe proprio da dire! Loro, i buoi del centrosinistra, che hanno sempre adottato la tattica dell'insulto personale, della calunnia e dell'attacco diretto principalmente contro Berlusconi si permettono di dare del cornuto all'asino? Loro che hanno scagliato i loro strali contro il Presidente del Consiglio dandogli del criminale, dell'irresponsabile e quant'altro?
La cosa peggiore è che utilizzano questi metodi per non rispondere alla sostanza delle domande che vengono loro poste, domande che non hanno ancora avuto una risposta concreta, proprio per il fatto che sono maestri nel cambiare discorso. D’altronde non ci si può certo aspettare fermezza dai media, che sono per la maggior parte accondiscendenti, come il "buon" Corsera di Paolo Mieli.
Si è arrivati persino a dire che l'attacco del centrodestra è volto a far perdere le elezioni al centrosinistra. Ma guarda: stesso copione che si ebbe nel '94, coi ruoli, però, rovesciati, in una situazione nella quale vi era anche la magistratura a dar manforte ai giornali. Ora sono loro che temono un tracollo devastante. Loro che sono l'esempio sempiterno di integrità morale, sacerdoti dell'etica del buon governo e della politica pura e casta.
Credo che la loro odiosa spocchia da intellettuali radical-chic poco serva a nascondere ciò che è sotto gli occhi di tutti. Farebbero meglio, Fassino e D'Alema, a fare dell'autocritica e a spiegare i fatti come sono realmente andati, un po' come fece Craxi, a suo tempo, quando si assunse le sue responsabilità nell’ambito dello scandalo dei finanziamenti illeciti ai partiti, anche se quella è un'altra storia. Ma pretendere che i gran sacerdoti del centrosinistra, custodi della verità e della superiorità morale, svelino i retroscena della vicenda, sarebbe chiedere troppo.
Mi sovviene un'affermazione di Prodi di qualche giorno fa, che parlava proprio della purezza morale della sinistra. Il Professore gongolava dicendo che gli Italiani preferivano e votavano la sinistra proprio perché è moralmente pulita e integra rispetto alla destra. Infatti è proprio sotto gli occhi di tutti questa loro purezza. Tra l'altro Prodi, si guarda bene dal parlare in situazioni come queste, giacché apre bocca solo per insultare Berlusconi e urlare alla catastrofe.
Insomma, in Italia, solo Berlusconi è un criminale e solo la sinistra rappresenta l’onestà. Ma chissà per quanto tempo durerà questa “banda degli onesti”?
Snake