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Gli impegni della campagna elettorale devono aver dato alla testa a Romano Prodi. Ci auguriamo che sia così. Infatti le parole da lui pronunciate sono a dir poco da guerra civile e da persona sconsiderata. Secondo il Professore, dunque, la Cdl sarebbe una formazione di delinquenza politica.
Ma Prodi conosce il significato di questa pesante accusa, cioè sa bene cosa significhi delinquenza politica?
La delinquenza politica è una delle più infamanti e infauste pagine della storia di qualsivoglia stato democratico. Prodi forse fa finta di non conoscere la storia italiana e i veri delinquenti politici che hanno infangato lo stato di diritto. Ma è inutile usare giri di parole: sappiamo fin troppo bene che se esiste della delinquenza politica, questa si annida nelle appendici estreme delle coalizioni politiche, e di destra e di sinistra, nel senso che vi è una sottile linea, non ufficiale e mai dichiarata che unisce le due componenti. Conosciamo fin troppo bene la storia delle brigate rosse, che si rifacevano proprio al comunismo militante. E' conosciamo anche la storia dei neofascisti, altrettanto deplorevole.
Tuttavia la piega che sta prendendo il centrosinistra non è certo rose e fiori. Basti pensare alla candidatura di un ceffo come Caruso, leader di uno di quei movimenti che costituiscono la galassia di no-global, disobbedienti ecc. Movimenti, questi ultimi, che pur non avendo certo la carica di estrema violenza delle brigate rosse (e quindi differenti da esse), non hanno le carte in regola per un confronto civile e democratico. I facinorosi di questi gruppi assaltano spesso negozi, bancomat, fast food e tutto ciò che in qualche modo contrasta col loro pensiero. Questa è, a mio parere, delinquenza politica.
Nel centrodestra non vi è un'ipoteca così pesante, pur non essendo comunque immune da simili pericoli (mi riferisco al partito della Mussolini, comunque minoritario se confrontato con i partiti dell'estrema sinistra).
Allora Prodi dovrebbe quanto meno scusarsi col popolo del centrodestra, perché francamente queste accuse non hanno ragion d'essere e possono benissimo essere rispedite al mittente.
La cosa paradossale, a mio avviso, è il fatto che il centrosinistra adotta comportamenti speculari al contenuto delle accuse che rivolge al centrodestra. Come infatti dicevo poc'anzi, l'Unione ha sempre accusato la Cdl di usare toni da guerra civile e di spaccare il Paese: guarda caso però, tali toni sono stati adottati da Prodi proprio in relazione all'accusa di delinquenza politica.
Ormai Prodi ha perso il lume della ragione: si permette persino di dare del pazzo a chi non la pensa come lui: proprio una bella arroganza da far invidia a un qualsiasi despota di regime! E sarebbe Berlusconi il leader autoritario?
E' questo il leader che vogliono gli elettori del centrosinistra?
D'altronde la cassa di risonanza dei giornali, primo tra tutti il Corsera di Mieli, minimizzano l'accaduto: riportano la notizia, ma la presentano senza alcuna critica, in forma piatta, in modo tale da non stimolare alcun commento di biasimo da parte dei lettori.
A essere coerenti con i ragionamenti di Prodi, gli elettori del centrodestra e i loro leaders, essendo delinquenti politici, dovrebbero essere rinchiusi in carcere (come si conviene a dei criminali), lasciando tutto il potere nelle mani della sinistra.
Allora sarebbe proprio una bella democrazia!
Snake
Si è spesso posto l'accento sulla positività di avere al governo una coalizione compatta, con delle linee politiche comuni. In effetti il centrodestra ha mantenuto questo assetto abbastanza stabile. Nonostante infatti alcune divergenze - del tutto normali, dal momento che non si tratta di partito unico - la coalizione non ne ha risentito più di tanto. D'altronde sono convinto che l'omogeneità e la coerenza porti a maggior decisionalità nelle scelte e a un minor rischio di paralisi governative.
Se questo è pacifico sul piano dell'operatività concreta di un governo, la situazione potrebbe ribaltarsi sul piano elettorale.
Ho riflettuto a lungo su questo tema e così mi sono chiesto: e se la grande disomogeneità dell'Unione, che sul piano governativo risulterà deleteria, attirasse un elettorato più composito e quindi più ampio?
Proviamo a pensare: nel crogiolo dell'Unione ci sono cattolici, atei, laici, comunisti, radicali, ex-democristiani ecc., ognuno dei quali potrebbe attrarre a sé una ben determinata nicchia di elettori, il tutto accentuato dal sistema proporzionale. Nel centrodestra invece certe discrepanze non sono giustamente ammesse, ragion per cui l'elettorato, pur essendo omogeneo, potrebbe risultare più scremato, selezionato e magari numericamente inferiore.
Ripeto: con ciò non voglio assolutamente affermare l'idea che un tale scenario sia un bene, anzi.
E' anche vero, però, che l'Unione potrebbe ottenere tutt'altri risultati: è anche possibile che l'elettore, in antitesi a quanto esposto sopra, rifugga da una coalizione sgangherata come quella del centrosinistra. Ma dobbiamo anche considerare che l'elettore di sinistra è tendenzialmente più incline a mobilitarsi e conseguentemente più propenso a "turarsi il naso" e a votare il male minore, considerato anche che ha una maggiore possibilità di scelta tra le tante anime dell'Unione.
Occorre però approfondire la riflessione. L'elettore infatti potrebbe sì essere attratto dalla sua nicchia partitica costruita e plasmata ad hoc, ma potrebbe anche chiedersi se le politiche avanzate dal suo partito abbiano una qualche chance di poter essere realizzate in una coalizione che potrebbe rivelarsi paralizzata per l'eccesso di opzioni. E' forse la prospettiva di lungo periodo, inestricabilmente connessa con l'azione di governo, che può smentire alla radice il vantaggio della disomogeneità partitica.
Come si vede, la questione non è semplice e solo il risultato delle urne svelerà quale delle due prospettive potrà risultare verosimilmente corrispondente ai fatti.
Snake
La doppiezza di intenti di Romano Prodi è seconda solo alla vaghezza e vacuità delle sue idee politiche. Ci mancava quest'ultima sua sparata su Mediaset, precedentemente definita "Una risorsa per il Paese" e ora prontamente liquidata come una televisione di cui si può benissimo fare a meno. E Fassino rincara la dose promettendo di mandare sul satellite Rete 4.
E' questo lo spirito liberale e progressista della sinistra? Il maggior pluralismo dei media tanto invocato si ottiene oscurando le tv private e magari lottizzando solo a sinistra le tv pubbliche?
Mediaset è davvero una risosorsa per il Paese, costituisce una fonte d'intrattenimento e informazione alternativa e da lavoro a migliaia di persone. Dove sta la pericolosità di Mediaset? In Emilio Fede forse? In realtà, Fede ha sempre dichiarato esplicitamente le sue simpatie per il Premier, ma in primo luogo trattasi di tv privata e in secondo luogo egli, per l'appunto, dichiara esplicitamente ciò che pensa, non afferma certo di essere imparziale. Al contrario di Rai 3, spudoratamente di sinistra, che invece si professa paladina dell'informazione corretta e super partes.
Oltrettutto è necessario tener ben presente che gran parte del personale di Mediaset, come per esempio i giornalisti di canale 5, sono persone di sinistra. Basti pensare a Lamberto Sposini, Enrico Mentana, Maurizio Costanzo. Forse Berlusconi li ha lincenziati o minacciati? E Che dire dei comici, come per esempio la Gialappa's?
La vera anomalia è che proprio le reti del premier gli si ritorcono contro, se si esclude Rete 4.
Inoltre Prodi non vuole accettare l'idea di presentarsi come ospite in una rete Mediaset. Certo, dopo le denigrazioni contro l'emittente, mi chiedo con che faccia possa farlo..
Stiamo attenti: la sinistra si sta davvero mostrando illiberale e vi è il rischio di una cancellazione del pluralismo. Se venissimo privati delle reti Mediaset ci resterebbe ben poco, solo la solita Rai per la quale siamo pure costretti a pagare il canone. Per lo meno Mediaset non chiede i soldi a nessuno, se non a coloro i quali intendano avvalersene per la pubblicità.
Si sta tentando, insomma, di distruggere pezzo per pezzo l'impero del Premier.
Un gioco pericoloso, che potrebbe portare gli elettori a rigettare in toto la visione politica dell'Unione.
Snake
Ecco dove mi dovrei trovare secondo il test che permette di scoprire a quale schieramento politico si potrebbe appartenere:

Snake
Dal Foglio on-line del 25/03/2006:
"Per Massimo D’Alema questa deve essere l’ultima campagna elettorale di Silvio Berlusconi. Lo aveva annunciato in forma generica alla televisione, come già Francesco Rutelli, e lo ha precisato in un’intervista sull’ultimo numero di Panorama: se l’Unione vincerà le elezioni di aprile, modificherà la legge sul conflitto d’interessi e il Cav. sarà costretto a scegliere tra la politica e la televisione, tra la sua proprietà privata e l’aspirazione a essere rieletto in futuro alla vetta delle istituzioni, se non addirittura al Parlamento. Letteralmente D’Alema dice questo: l’attuale legge che disciplina il conflitto “è una finzione”. Dunque: così come “nessuno avrebbe da obiettare dinanzi al principio che un sindaco non possa essere proprietario dell’azienda di nettezza urbana che opera nel suo comune. Allo stesso modo, mi sembra logico che il presidente del Consiglio non possa essere proprietario di aziende di comunicazione che operano in regime di concessione dello Stato”. Al che il presidente dei Ds aggiunge: “Per chi si trova in queste condizioni, saranno previste forme di blind trust, come accade nei paesi civili. E ci saranno anni per mettersi in regola. Ma alla fine non si potrà più aggirare la norma che c’è già nel Codice civile e che Berlusconi ha aggirato con la sua candidatura, sostenendo che il concessionario è il povero Confalonieri!”. Nel merito, è interessante comprendere se l’Unione vuole davvero legiferare per rendere Berlusconi non candidabile alle cariche pubbliche. In ogni caso resta fermo il principio per il quale, da sconfitto, il Cav. si vedrebbe infliggere una restrizione dei diritti di cui gode attualmente (assieme ad altri). Perché c’è qualcuno che da una posizione di vantaggio (l’amministrazione dell’esecutivo) si batterà per limitare le possibilità che Berlusconi possa partecipare alle successive elezioni. Se pure questa prospettiva non fosse un lascito illiberale degli apocalittici che, da dieci anni e malgrado l’innegabile alternanza registrata a palazzo Chigi, urlano contro il regime berlusconiano, per lo meno avrebbe l’aspetto di un conflitto asimmetrico. E’ certo che, nel sistema politico-finanziario, un problema generale e molto italiano d’interessi confliggenti esiste e nessuno riuscirebbe a negarlo (questo giornale ha più volte invitato il Cav. a impoverirsi un poco nel conto in banca per guadagnarci in tranquillità di governo); il punto è osservare il profilo della così detta “anomalia berlusconiana”, e stabilire se la legge che s’annuncia con un eventuale centrosinistra al governo non abbia le sembianze dell’iniziativa cucita su misura. E persecutoria. Lo ha scritto ieri il vicedirettore del Corriere della Sera, Pierluigi Battista, nell’editoriale in prima pagina: fra le pulsioni che animano il centrosinistra non è trascurabile la tentazione di “minacciare rappresaglie severe ai danni dello sconfitto, da colpire con provvedimenti ad personam”.
Chi decide è il voto. O no?
Si potrebbe ricordare che la verifica ultima, definitiva e insindacabile della forza e della resistenza di un’anomalia risiede nel voto democratico. Lo stesso meccanismo con il quale Berlusconi è stato costretto all’opposizione nel 1996, e che potrebbe ripetersi tra non molti giorni. Confinata già da tempo entro il perimetro della par condicio (concepita in fretta e furia dopo la vittoria della Cdl alle europee del 1999), un’anomalia come quella berlusconiana che uscisse sfiduciata dalle urne si rivelerebbe, forse, per ciò che è: non irresistibile né così eccezionale. A maggior ragione se Prodi avrà a disposizione cinque anni per riscrivere le leggi del centrodestra che, come nel caso della legge elettorale, D’Alema definisce “un atto di barbarie”. Barbarie però reversibile. Si potrebbe poi citare l’articolo 51 della Costituzione (“Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge”) per richiamarsi all’impugnabilità di una norma modellata sulla biografia del Cav. Interpellato dal Foglio, Battista conferma il dubbio: “C’è un articolo della Carta che garantisce la libertà di candidarsi, ed è bene che continui a esserci. E’ chiaro che l’Unione deve stare attenta a non scrivere una legge incostituzionale”. Fermo restando che “ogni paese democratico dell’occidente ha bisogno di normare certi conflitti”, secondo Battista “invece di parlare solo del conflitto d’interessi, bisogna centrare il tema su questo interrogativo: uno come Berlusconi può continuare a fare politica oppure no?”.
Snake
L'intervento di Silvio Berlusconi al convegno sulla competitività organizzato da Confindustria si è dimostrato estremamente chiarificatore e ha in qualche modo posto in luce ciò che da diverso tempo era allo stato latente: la faziosità dei suoi vertici.
Al di là dei battibecchi e delle polemiche, Berlusconi ha dato una grande lezione da buon imprenditore quale egli è: il successo di un'industria non può essere legata a doppio filo con le vicende politiche e men che meno all'assistenzialismo statale.
Diciamoci la verità: il fenomeno dell'assistenzialismo statale è diffuso in Italia in tanti settori e ciò ha prodotto notevoli distorsioni e nell'economia e, più in generale, nel welfare state. Questo non significa certo che lo stato deve restare sempre e comunque a guardare e a lasciar fare. Sta all'imprenditore, se è degno di definirsi tale, grazie alla sua abilità e competenza, malleare le sorti della sua azienda. In Italia ciò si verifica in tono minore. Quante pseudo-aziende hanno usufruito dei più disparati sussidi statali (e europei) per il solo e nefasto scopo di soddisfare i propri immediati interessi?
E' inutile, poi, piangersi addosso: troppo facile scaricare sullo stato gli oneri del proprio fallimento.
Molto importante è certamente l'insieme delle leggi e delle norme poste a regolare l'economia: esse infatti non devono essere lacci, ma atte a garantire due peculiarità dalle quali non è possibile prescindere per la crescita economica: la certezza del diritto di proprietà e la libertà di scambio. Entrambe queste condizioni sono soddisfatte in Italia. Se è pacifico che i dati sulla crescita industriale italiana non siano esaltanti, non è affatto detto che si sia sull'orlo dell'abisso.
Sarebbe utile a questo punto effettuare un parallelo con l'industria americana, che ha avuto negli ultimi decenni sempre tassi di crescita superiori all'Italia e all'Unione Europea, ma ciò richiederebbe una trattazione a sé. E' sufficiente solo notare che è proprio negli Stati Uniti che è nata questa mentalità imprenditoriale che si è rivelata vincente: negli States gli industriali non vanno a piangere dal Presidente di turno o a elemosinare sussidi.
La confindustria italiana, o meglio i suoi vertici, ha evidentemente una concezione molto distorta dello spirito imprenditoriale.
L'imprenditore, quello vero, si rimbocca le maniche e si prodiga nel trovare soluzioni brillanti che possano contribuire allo sviluppo della propria attività.
Tuttavia, in tutta questa "bella" vicenda, rimane evidente l'appoggio dato a Berlusconi dalla maggioranza degli industriali che non si riconosce nei vertici di Confindustria. Ciò è confortante. Ed è confermato dai fischi che ha ricevuto Della Valle nel momento in cui ha urlato a Berlusconi "Vergognati!". Montezemolo, poi, non si discosta dalla sua usuale ambiguità, anche se è parso di capire come sia attratto dalle sirene della sinistra. Già, questa bella sinistra di Prodi, che ora vuole l'ultima roccaforte, quella della Confindustria. Peccato per loro che la maggioranza degli industriali, quella autentica, che lavora e non perde tempo a denigrare Berlusconi, non sia in vendita.
Snake
E' un responso in controtendenza, quello che i lettori di Tiscali hanno dato attraverso il nostro sondaggio, sul primo faccia a faccia televisivo tra Silvio Berlusconi e Romano Prodi. Con oltre 34.700 voti, i lettori proclamano il presidente del Consiglio vincitore del confronto. A Berlusconi vanno il 53% delle preferenze, Prodi si ferma al 41%, in mezzo c'è un 6% che rappresenta il popolo degli indecisi.
Resta aperto il dibattito avviato sul nostro blog: il match in televisione tra i due principali sfidanti alle prossime elezioni politiche, ha chiarito i temi su cui si interrogano tutti gli italiani? Oppure, accusato di essere ingessato da troppe regole all'americana, il faccia a faccia non è riuscito a far cambiare idea all'elettorato? La parola torna ai nostri lettori.
Il prossimo duello mediatico tra il Cavaliere e il Professore è previsto il 3 aprile sempre su Rai Uno, a far da moderatore sarà Bruno Vespa nello studio di Porta a porta. Nella Casa delle Libertà, comunque, i postumi della diretta tv in cui un Berlusconi innervosito ha lasciato alcuni punti di vantaggio al più composto Prodi, si fanno sentire eccome. Le altre due punte della Cdl hanno criticato fortemente gli atteggiamenti del premier, il quale dalla sua ha ribattuto a denti stretti alle critiche di Fini e Casini: "C'è chi pensa di abbandonare la nave. Mi sono liberato di Follini, ora devo vedermela con altri due. Non si illudano. Affogheranno con me".
Il primo confronto in diretta televisiva tra Silvio Berlusconi e Romano Prodi è stato visto da 16.129.000 spettatori con uno share del 52.13%. Alla fine, i commenti dei due, anche questi di segno opposto. Gli esperti di comunicazione sono concordi nell'assegnare al Professore una vittoria di misura. I due Poli spingono per proclamare vincitori i rispettivi leader, anche se le polemiche delle ultime ore mostrano come, almeno in questa fase, Prodi possa dirsi più tranquillo di Berlusconi." Non vogliono rassegnarsi e optano per la parità. Udite, udite!
Dal sito di Tiscali (segue commento dopo l'articolo):
"Berlusconi e Prodi a confronto.
Non voglio dilungarmi in maniera eccessiva per quanto esposto di sopra su un sondaggio fatto apposta da Tiscali per sapere quanti sostenevano la vittoria di Berlusconi o quella di Prodi al duello tv di martedì scorso. Sicuramente speravano, anzi ne erano certi, che un responso positivo sarebbe stato scontato per Prodi e per l’Unione. Si perché Renato Soru, patron di Tiscali, credeva ciecamente che Berlusconi sarebbe stato posto alla gogna. Invece così non è stato. Direte, ma è solo e soltanto un sondaggio. Va bene quel che si vuole ma io credo, anzi ne sono fermamente convinto, che è già il risultato eclatante della politica del Presidente della Regione Sardegna. Forse non tutti sanno che ad un anno di distanza questo Presidente (incapace e stagnante) è stato capace di creare diverse migliaia di lavoratori in cassa integrazione od in mobilità applicando il piano paesaggistico per le coste sarde. Per inciso vieta di costruire alloggi a due chilometri dalle coste. Così ha bloccato l’edilizia, gli indotti, il turismo, quando lui ha una bella villetta a cento metri dal bagnasciuga. Alla faccia! E si permette di criticare quella del Premier. Io aspettavo che la zappa cadesse sui piedi di chi lo ha votato e mi viene il proverbio “chi è causa del suo mal pianga se stesso”. Ed allora i sondaggi tanto propagandati dalla sinistra non saranno le solite bolle di sapone disciolte nell’aria? Non per augurare agli italiani di stare peggio ma, alla luce dei fatti, altre regioni d’Italia cominciano a vacillare coi governi della sinistra, hanno forse migliorato la loro economia? Vedi Campania, Sardegna, Calabria, Puglia, ecc. L’articolo di sopra pone anche delle domande su un risultato certo e acquisito, ed inizia spudoratamente (com’è uso alla sinistra) che si tratta di un responso in controtendenza. Ma Tiscali non è diffusa solo in Sardegna: allora hanno votato solo quelli di destra?
Spider
Update:
Faccio questa breve incursione nell'articolo di Spider solo per far notare ai lettori che "casualmente" il sondaggio di Tiscali è stato rimosso dal sito di Mr Soru.. chi ha orecchie per intendere..
Snake
Quello a cui abbiamo assitito ieri durante la trasmissione di Lucia Annunziata "In mezz'ora" non è stato uno spettacolo edificante. Se è vero che entrambe le parti ne sono uscite danneggiate, è anche vero che ciò sia scaturito da un modo di condurre e di fare giornalismo del tutto opinabile. Lucia Annunziata aveva come unico obiettivo incalzare Berlusconi in modo da metterlo in difficoltà. In effetti fin qui si potrebbe anche pensare che ciò sia normale, dal momento che non si trattava certo di un'apoteosi del premier. Ma l'arroganza e la scorrettezza della giornalista hanno superato ogni limite.
Il punto fondamentale è che l'Annunziata, effettuata la domanda al premier, avrebbe dovuto lasciarlo concludere. Altrimenti a che serve un'intervista? Agendo in questo senso, la giornalista ha anche spudoratamente seguito e difeso la sua linea politica: più che a un'intervista pareva di assistere ad un talk show tra avversari politici. Berlusconi aveva il sacrosanto diritto di concludere il suo pensiero. La sua scelta di abbandonare lo studio, è ampiamente giustificata: per quale motivo sarebbe dovuto restare? Forse per stare al gioco della conduttrice?
Più che sul piano politico, poi, la questione va posta in termini di correttezza e buon senso, qualità che non hanno colore. Essere corretti significa innazittutto rispettare le persone con le quali interagiamo.
Il presidente Rai, d'altronde, non ha esitato a porre in luce il fatto che sia stata violata la legge sulla par condicio.
Infatti la giornalista non era certo tenuta a fare propaganda per la sinistra. Anche se effettivamente Berlusconi ha iniziato la sua risposta partendo da affermazioni un po' generiche, ciò non giustifica la sua presa di posizione. Siamo tutti abituati al "politichese" e si sa bene che è prerogativa di ogni politico. Ed è proprio quando Berlusconi espone argomentazioni concrete che l'Annunziata "esplode", un vero e proprio avvocato difensore della sinistra e accusatore del governo Berlusconi.
Ovviamente il popolo della sinistra è sempre molto abile a rivoltare la frittata e difende a spada tratta l'Annunziata.
Al di là delle polemiche, ci auguriamo di non dover più assistere a scene di questo tipo, con la speranza che certi/e giornalisti/e riflettano sul loro operato.
Snake
Quanta gente oggi si sarà stupita leggendo l'editoriale di Paolo Mieli sul Corsera. Un editoriale che esplicita la discesa in campo a favore del centrosinistra del nostro più prestigioso e autorevole quotidiano. Chi segue Face the Truth o chi legge attentamente la suddetta testata non credo abbia di che meravigliarsi. Quante volte abbiamo scritto articoli in proposito? Quante volte abbiamo dichiarato senza mezzi termini che il Corsera di Mieli subiva una netta deriva a sinistra?
Abbiamo spesso sentito grosse ingenuità a riguardo: la più palese è senz'altro quella che dipinge il Corsera come il giornale imparziale per eccellenza, privo di connotazioni politiche o partitiche. Tale polemica, invero, non merita neppure di essere affrontata, poiché smentita dai fatti e soprattutto dalla dichiarazione di Mieli.
Ciò che ci preoccupa riguarda proprio la tanto invocata libertà di stampa e imparzialità dei nostri media. Il centrosinistra ha un bel daffare a sbraitare contro la presunta egemonia del Premier sulle reti televisive e sulla carta stampata, ma guarda caso sciorina elogi e si scioglie in complimenti per la presa di posizione di Mieli. E' questa quindi la vera imparzialità?
No di certo. Ricordo ancora i tempi in cui potevo tranquillamente acquistare il Corriere prima di salire sul treno, per analizzare in maniera quasi neutra gli avvenimenti del giorno. Ma con l'entrata di Paolo Mieli alla direzione tutto ciò mi è stato negato.
Ma ciò che veramente non regge è proprio la motivazione addotta dall'illustre giornalista alla sua scelta. In altre parole, le sue fiacche motivazioni non scaturiscono da un'analisi ponderata e ragionata degli avvenimenti occorsi in questi ultimi anni, ma da pregiudizi ideologici.
Badate, non si tratta di una presa di posizione imparziale alla luce degli eventi.
Essendo infatti Paolo Mieli uomo di sinistra, appare quantomeno capziosa la sua pretesa di giustificare la sua linea editoriale sulla base dell'osservazione imparziale.
Paolo Mieli ha fatto uno sporco gioco: dapprima ha voluto far veicolare un'immagine di sé pulita e affabile, dopodiché, dapprima in sordina, poi in maniera manifesta, si è rivelato nella sua vera natura. Ovviamente nessuno vuole criticarlo per le sue conoscenze: è una persona di profonda cultura, ottimo storico e divulgatore, ma ciò prescinde dal discorso politico.
Egli ha dichiaratamente appoggiato Romano Prodi, senza però fornire motivazioni serie: si è solo limitato a stilare una lista dei buoni (i moralmente superiori uomini del centrosinistra) e dei cattivi (i soliti capitalisti, borghesi, conservatori delle leggi ad personam del centrodestra)
E' difficile prevedere il risultato di questa presa di posizione del Corriere, però è certo che cade un baluardo dell'informazione imparziale.
Credo che quanto ho detto sia sufficiente, ultreriori chiacchiere, come quelle di Mieli, sarebbero solo ridondanti e annoierebbero il lettore.
E come diceva qualcuno, le chiacchiere stanno a zero.
Snake
Dal Corriere della Sera on-line dell'8/3/2006:
"Gli italiani possono sentirsi rassicurati dal fatto che il 70% dei membri della «Consulta per l'islam italiano» condannano il terrorismo, chiedono ai Paesi musulmani di rispettare la libertà religiosa, denunciano ogni predicazione contro cristiani, ebrei e occidentali, sostengono il diritto di Israele a convivere al fianco di uno Stato palestinese, sono contrari a una «identità islamica» separata e conflittuale con la «comune identità nazionale italiana», si pronunciano contro ogni discriminazione nei confronti della donna.
Magdi Allam