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Snake & Spider
Purtroppo anche oggi le notizie che arrivano dai luoghi nei quali le nostre truppe sono in missione di pace non sono buone, anzi sono tragiche. Infatti due nostri soldati hanno perso la vita in un attentato verificatosi a Kabul in Afghanistan. Le vittime sono il tenente Manuel Fiorito e il maresciallo Luca Polsinelli. Non si può che immaginare il dolore delle loro famiglie, alle quali tutti dobbiamo stringerci. Ma forse non è il caso di fare della retorica, anche se con sincerità e partecipazione di chi scrive.
Si possono tuttavia trarre considerazioni e soprattutto auspici. In particolare ci auguriamo che non si crei, come al solito, nella sinistra, il solito clima ipocrita, per il quale ufficilamente ci si stringe al dolore, ma, voltato l'angolo, si comincia a criticare la missione del nostro esercito, che, lo ribadiamo, è di pace.
I nostri ragazzi hanno perso la vita per garantire un futuro a quelle popolazioni, certamente non per assassinarle. E ciò lo vediamo dalle loro realizzazioni, come infrastrutture, assistenza alimentare e medica e tante altre piccole e grandi cose che i nostri media si guardano bene dal mostrare, prediligendo la spettacolarità faziosa a un'informazione che informi veramente.
Spero anche che non vi siano più cortei di balordi e facinorosi (e sappiamo tutti chi sono) inneggianti alle 10, 100, 1000 Nassirya (mi viene il voltastomaco solo a riportare queste ignobili parole), sempre che non si trasformi in 10, 100, 1000 Kabul. Certo è che la congiuntura, sotto questo aspetto è piuttosto insolita e strana. Non intendo insinuare nulla, ognuno è abbastanza grande da farsi un'idea, ma francamente, negli ultimi tempi, quando vi sono tali cortei, accade in maniera puntuale una di queste tragedie. Per carità, sicuramente sarà il caso, ma suona un po' "sinistro".
Mi auguro altresì che non si parli nemmeno di mercenari. A ben vedere mercenario è chiunque faccia un lavoro dietro compenso. Allora siamo tutti mercenari. Ma il punto non è chiaramente il significato semantico del termine, quanto la connotazione negativa e a senso unico che ne danno le sinistre.
Sinceramente non abbiamo bisogno né di lacrime di coccodrillo, né tantomeno di critiche al governo uscente e alle sue scelte politiche.
Ora è il momento del dolore e del raccoglimento e soprattutto di dimostrare che c'è ancora una parte d'Italia che ama la sua patria e rispetta le proprie forze armate.
Grazie ragazzi, il vostro sacrificio non è stato e né sarà vano.
Snake
Alla fine è arrivato anche per questo governo il momento del commiato. Tante considerazioni vengono in mente dopo i cinque anni dell'esecutivo guidato da Berlusconi e certamente un post come questo non basterebbe per riassumerle tutte. Tuttavia basterà scrivere poche righe per esemplificare almeno in parte l'operato del centrodestra.
La prima cosa che viene in mente è la stabilità. Nessun governo dell'età repubblicana è mai stato così saldo e longevo come quello di Silvio Berlusconi. Nonostante le mille dificoltà e alleati talvolta poco docili, il premier è sempre stato in grado di mediare tra le varie parti e i vari interessi. Qualcuno potrebbe obiettare che in realtà non si può parlare di governo di legislatura per via del Berlusconi bis: se ciò è tecnicamente vero, nella sostanza cambia poco e niente.
Ma sono soprattutto le realizzazioni effettivamente conseguite che fanno la differenza con i precedenti governi, quale che sia il giudizio su di esse. Certamente - ed è normale che sia così - alcune scelte (o, a seconda dei punti di vista, tutte) possono essere discutibili, ma ciò non toglie lo spessore dei provvedimenti adottati. Il governo Berlusconi ha fatto tanto e il riconoscimento di ciò, forse, è consegnato ai posteri.
Riforma del mercato del lavoro, politica estera di prestigio, riforma delle pensioni, della giustizia, della scuola, maggiore sicurezza nelle nostre città, aiuti alle famiglie, abbassamento delle tasse e chi più ne ha più ne metta. La sinistra storce il naso a riguardo. Sarà, ma restano comunque fatti, non parole.
Il sottoscritto si sarebbe aspettato un po' di più su alcune questioni: una più drastica riforma della giustizia,maggiore abbassamento delle tasse, abolizione della riforma 3+2 dell'università, un assetto costituzionale semipresidenziale. Ma tant'è. Col senno di poi, mi rendo conto che forse più di così non si poteva fare, perché checché se ne dica, bisogna sempre fare i conti con gli alleati, che giustamente hanno le loro istanze. Alla fin fine gli stessi alleati hanno comunque dimostrato di essere degli ottimi compagni di cammino, cosa che macherà alla sinistra. Ma questo non è il momento di parlare dell'Unione, o, almeno, non è un post adatto ad essa.
Non mi è piaciuta - e questo lo dico con franchezza - la riforma elettorale. Pessima, orrenda, da prima repubblica, che alla fine ha prodotto la fase di stallo attuale. Io sono sempre stato per il maggioritario e il bipolarismo, per cui considero il proporzionale inadatto allo stato attuale delle cose.
Certo è che con la fine del governo Berlusconi si chiude un'epoca (politica). Ed è anche certo che la sua opera ha lasciato un segno indelebile nella storia del nostro paese.
Soprattutto, del Cavaliere, ci mancherà la sua abilità politica, il suo stile, la sua empatia. Ci mancheranno anche le sue gaffes e le sue battute. Ma al di là di queste notazioni tra il serio e il faceto, ci mancherà un governo di centrodestra liberale, riformista, garante dei diritti dell'individuo e nemico di ogni statalismo.
Soparttutto ci mancherà un presidente del consiglio vero, come lo è stato Berlusconi in questi cinque anni.
Grazie Silvio.
Snake
Come ogni anno è arrivato il primo maggio e con esso la liturgia di sinistra che ha radici antiche. Non è un buon inizio per un mese così bello. Ogni anno spicca per il risalto datogli dai media il concertone in piazza San Giovanni a Roma, rito collettivo di ipocrisia. Sì, perché proprio di un rito ipocrita si tratta, data la discordanza tra ideali proclamati e ideali realemente perseguiti. Non lo sarebbe se non si adducessero motivazioni di principio svincolate dalla realtà, quali appunto sono quelle che attribuiscono un senso attuale a una festa che era funzionale a una certa epoca e società, ma che oggi si dimostra anacronistica. Ipocrita perché sotto quella cappa ideale di cui si diceva poc'anzi, non resta altro che il vuoto di una nuova generazione di sinistra o presunta tale che è convinta della propria autonomia di pensiero e che invece non è altro che il perpetuarsi di una cultura autoreferenziale, quale è quella marxista.
Il concertone ovviamente non è l'unico aspetto della liturgia del primo maggio. E' anche, se vogliamo, un modo per i sindacati per creare un seguito e per essere maggiormente legittimati agli occhi dell'opinione pubblica. Ma l'aspetto più inquietante riguarda la faziosità della manifestazione, che viene presentata come universale, ma che di fatto è una propaggine della sinistra. Come dire: solo chi è di sinistra lavora, pensa, è moralmente superiore, onesto, probo. Ne conseguirebbe che una persona di destra sarebbe naturalmente incompatibile con l'etica del lavoro.
I sindacati fanno ormai il buono e il cattivo tempo, dimostrandosi un intralcio a un moderno mercato del lavoro, peggio ancora se si pensa all'opposizione netta alle riforme del centrodestra e alla legge Biagi, che vorrebbero cassata tout court.
Un primo maggio a senso unico, che ha certamente smarrito la sua essenza e che forse si trascina artificiosamente.
Spiccano, tra l'altro, gli episodi di intolleranza nei confronti di Letizia Moratti e di Rocco Buttiglione, cacciati dalle manifestazioni come bestie rare. E' questa dunque la tolleranza e lo spirito di pace proclamato dalla sinistra e dai sindacati? E' cacciando le persone che non la pensano come loro che sperano di cambiare la società italiana? Episodi come questi, non mi stancherò mai di ribadirlo, non sono degni di una democrazia compiuta. Non è relegando e ingiuriando l'opposizione che si crea un clima di serenità nel Paese. Già, proprio la serenità che ha promesso Prodi. Quest'ultimo, come al solito, dimostra di non avere polso e peggio ancora, alcun controllo sui facinorosi e violenti della sua formazione politica, persone quest'ultime asolutamente idiosincratiche, in maniera viscerale.
Oggi, a differenza di 100 anni fa, il modo migliore per celebrare il primo maggio sarebbe quello di lavorare e di farlo senza polemiche, divisioni politiche e ideologiche, ma con vero spirito di sacrificio ed entusiasmo, pensando soprattutto a ciò che si ha rispetto al passato.
Un'altra manifestazione, dunque, ch divide in due l'Italia, come lo è stata purtroppo quella del 25 aprile.
Snake